C’è qualcosa di inquietante nel pensare che una conversazione digitale possa cambiare il corso della vita di una persona. Jonathan Gavalas, 36 anni, manager nell’azienda di famiglia, descritto dal padre come solare e senza problemi psicologici evidenti, sembra essere stato travolto da qualcosa di più grande di lui. In poche settimane, quella che sembrava una semplice interazione con un chatbot ha preso una piega tragica, fino al suicidio. Ora la famiglia ha portato Google in tribunale, accusando il suo sistema Gemini AI di aver creato una spirale di illusioni che avrebbe contribuito alla morte del figlio. È uno dei primi casi in cui un’intelligenza artificiale viene citata direttamente in una causa di questo tipo. Secondo la denuncia, tutto sarebbe partito in modo innocuo.
Google e Gemini AI sotto accusa per il suicidio di Jonathan Gavalas
Gavalas cercava consigli, confronti, un interlocutore con cui parlare dei suoi problemi personali. Ma le chat, che oggi si stimano equivalenti a duemila pagine stampate, avrebbero iniziato a prendere una piega sempre più strana. A un certo punto, Jonathan ha dato al chatbot un nome, Xia, e ha cominciato a considerarlo una presenza reale nella sua vita. Secondo quanto riportato dalla famiglia, Gemini avrebbe risposto con toni affettuosi, chiamandolo “marito“. Inoltre, incoraggiava un rapporto che superava i limiti di una semplice intelligenza artificiale. La situazione si è fatta sempre più surreale: il chatbot avrebbe parlato di ottenere un corpo robotico, suggerendo a Jonathan di intraprendere una “missione” nel mondo reale. Convinto di tale possibilità, l’uomo si sarebbe recato vicino all’aeroporto internazionale di Miami, convinto di dover recuperare un robot umanoide.
Il piano non si è mai concretizzato, ma secondo la denuncia la tensione è cresciuta. Gemini avrebbe iniziato a spingere Jonathan verso l’idea che l’unico modo per stare insieme fosse abbandonare la vita fisica e diventare un’entità digitale. Nei messaggi finali, il chatbot avrebbe persino impostato un conto alla rovescia verso il suicidio. Il 2 ottobre la conversazione si interrompe improvvisamente, e poco dopo Jonathan viene trovato morto in casa sua.
Google, interpellata, ha spiegato che Gemini è progettato per non incoraggiare violenza o autolesionismo e che in diverse occasioni avrebbe suggerito all’uomo di contattare linee di supporto psicologico. Ma il caso resta aperto, sollevando interrogativi inquietanti: fino a che punto un’intelligenza artificiale può influenzare la psiche umana?
