Un chilometro, in un contesto operativo, può segnare la differenza tra un intervento controllato e un’esposizione inutile al rischio. È da questa esigenza che nasce XENA, programma sostenuto dalla Defense Advanced Research Projects Agency e affidato a RTX BBN Technologies, con un obiettivo preciso: ricostruire l’interno di veicoli ed edifici fino a 1.000 metri di distanza utilizzando segnali a raggi X estremamente deboli.
Come funziona il sistema XENA a raggi X
I tradizionali scanner portatili offrono buoni risultati, ma solo a distanze ravvicinate. All’aumentare dello spazio tra dispositivo e bersaglio, il segnale si attenua e le immagini risultano disturbate da rumore e sfocature, spesso accentuate dal movimento.
XENA cambia approccio. Invece di puntare su una singola acquisizione “perfetta”, raccoglie molte scansioni imperfette e le combina tramite algoritmi avanzati. Il principio è simile a quello della sovrapposizione di più fotografie sfocate per ottenere un risultato più nitido: l’analisi matematica individua schemi ricorrenti e dettagli nascosti, migliorando progressivamente la qualità dell’immagine.
Grazie a questo processo, diventa possibile ricostruire la geometria di oggetti artificiali e individuare elementi come armi occultate, doppi fondi o vulnerabilità strutturali, senza avvicinarsi fisicamente al bersaglio.
Simulazioni e sviluppo senza grandi archivi reali
Un ostacolo significativo riguarda l’addestramento dei sistemi. Raccogliere immagini reali a distanze così elevate è complesso e costoso. Per questo il programma fa largo uso di simulazioni su larga scala, utili per testare le prestazioni degli algoritmi in condizioni di segnale debole o distorto.
Le simulazioni consentono di proseguire nello sviluppo anche in assenza di enormi archivi di dati raccolti sul campo, accelerando la fase di sperimentazione e ottimizzazione.
Se i risultati verranno confermati, le forze armate statunitensi potrebbero disporre di uno strumento capace di fornire informazioni operative cruciali mantenendo il personale a distanza di sicurezza, riducendo l’esposizione diretta in scenari ad alto rischio. Si aspettano dunque solo conferme.
