Un tablet che fa il laptop, un laptop che fa il tablet. Facile dirlo sulla carta, molto meno riuscirci davvero soprattutto quando il budget non è quello di un Surface Pro. Il Ninkear S13 arriva con una promessa grossa: piattaforma Intel Core Ultra, display 2.5K, penna stilo e tastiera incluse, il tutto per meno di 700 euro. Quando me l’hanno proposto per un test, ammetto di aver alzato un sopracciglio. I brand cinesi meno conosciuti hanno fatto passi da gigante negli ultimi anni, ma la categoria dei 2-in-1 è un campo minato: basta sbagliare il bilanciamento tra peso, autonomia e prestazioni e il prodotto diventa un compromesso che non soddisfa nessuno.
E invece. Dopo una settimana di utilizzo quotidiano portato in borsa, usato sulla scrivania, provato sul divano la sera tardi con Anubi che cercava di appoggiarmi la testa sulle ginocchia (operazione complicata con un tablet da 13 pollici) devo dire che le sorprese ci sono state. Non tutte positive, sia chiaro, ma parecchie inaspettate. Il processore Meteor Lake con NPU integrata, i 16 GB di LPDDR5 e il terabyte di SSD raccontano una scheda tecnica che sulla carta se la gioca con dispositivi ben più blasonati. Ma le specifiche sono solo numeri finché non li metti alla prova, e i brand meno noti devono dimostrare sul campo quello che i big dell’industria possono permettersi di promettere. Ecco com’è andata, giorno per giorno.
Unboxing
La scatola è arrivata un martedì mattina, più pesante di quanto mi aspettassi poi ho capito il perché. Dentro c’è praticamente tutto quello che serve per iniziare a lavorare subito, senza correre a comprare accessori extra. Il tablet è avvolto in una busta di tessuto morbido, e subito sotto si trovano la tastiera magnetica retroilluminata, lo stilo a 4096 livelli di pressione, un alimentatore GaN USB-C da 65 watt e il cavo di ricarica. Completano la dotazione un manuale multilingue (l’italiano c’è, anche se un po’ essenziale) e una card con i contatti del supporto europeo.
Devo dire che trovare penna e tastiera nella confezione, senza sovrapprezzo, è una cosa che non va data per scontata. Chi ha mai guardato i prezzi degli accessori per un Surface sa di cosa parlo: solo la Type Cover e la Slim Pen possono costare insieme quanto mezzo dispositivo. Qui è tutto dentro, e la qualità del packaging senza essere premium comunica attenzione. Niente polistirolo da guerra, tutto cartone riciclabile e sagomato. C’è anche una pellicola protettiva già applicata sullo schermo, un dettaglio che in molti trascurano ma che per chi è maldestro come me è un salvavita nei primi giorni. Insomma, una buona prima impressione.
Design e costruzione
La prima cosa che colpisce è il peso. Anzi, l’assenza di peso. 850 grammi dichiarati per il solo tablet, e giuro che la prima volta che l’ho preso in mano mi sono chiesto se dentro ci fosse davvero tutto. La scocca è in lega di magnesio e alluminio, e si sente: non è la plastica fredda di certi tablet economici, c’è una sensazione quasi metallica al tatto, che dà sicurezza. Lo spessore è sotto il centimetro 9,89 millimetri per la precisione e il formato 16:10 rende il dispositivo più compatto in larghezza rispetto ai classici 16:9.
Aggancio la tastiera, ed ecco che il convertibile prende forma. Il meccanismo magnetico è solido, aggancia con un click deciso e non dà la sensazione di potersi staccare per sbaglio. Il peso sale a circa 1,3 kg con la cover-tastiera, che resta comunque ottimo per un 2-in-1 completo. Ma il design ha anche i suoi limiti: il kickstand è assente. Si lavora con la tastiera come unico supporto inclinato, e questo in modalità laptop su superfici morbide tipo il letto, il divano può diventare un po’ precario. Seduto alla scrivania nessun problema, ma sul treno con il tavolino minuscolo qualche compromesso c’è.
Le porte sono essenziali: due USB-C 3.2 Gen1 full-function sul lato sinistro (ricarica, dati e uscita video, tutte e due) e una USB-A 3.2 Gen1 sulla destra. Stop. Niente jack audio, niente slot microSD, niente HDMI dedicata. Per un dispositivo così sottile è comprensibile, ma se avete periferiche vecchia scuola, un hub sarà obbligatorio. I bordi sono leggermente arrotondati, il che migliora la presa quando lo si usa come tablet, e il colore un grigio scuro elegante, niente di rivoluzionario è sobrio e adatto a contesti professionali. Non è il tipo di prodotto che fa girare la testa in un caffè, ma non sembra nemmeno un giocattolo: c’è una dignità estetica che i brand cinesi di qualche anno fa non avevano.
Specifiche tecniche
| Specifica | Valore |
| Processore | Intel Core Ultra 5 115U (8 core / 10 thread, fino a 4,2 GHz) |
| Architettura | Meteor Lake, processo Intel 4 (7 nm) |
| TDP | 15 W (configurabile 12-57 W) |
| GPU integrata | Intel Arc Graphics (4 core, fino a 1,8 GHz) |
| NPU | Intel AI Boost, fino a 11 TOPS |
| RAM | 16 GB LPDDR5 |
| Storage | 1 TB SSD PCIe NVMe |
| Display | 13″ IPS, 2560×1600 (16:10), 60 Hz, 100% sRGB, 350 nit |
| Touch | 10 punti, penna stilo 4096 livelli inclusa |
| Webcam | Frontale 5 MP + Posteriore 5 MP |
| Audio | 2 speaker stereo da 2 W, microfono con cancellazione AI |
| Batteria | 42 Wh, ricarica PD 65 W (caricatore GaN incluso) |
| Connettività | Wi-Fi 6 (802.11ax), Bluetooth 5.2 |
| Porte | 2× USB-C 3.2 Gen1 full-function, 1× USB-A 3.2 Gen1 |
| Sicurezza | Lettore di impronte digitali |
| Tastiera | Magnetica staccabile, retroilluminata, layout QWERTY |
| Dimensioni | 300,57 × 195,56 × 9,89 mm |
| Peso | ~850 g (solo tablet), ~1.300 g con tastiera |
| Sistema operativo | Windows 11 |
| Garanzia | 3 anni (centro assistenza EU) |
Hardware
Apriamo il capitolo che conta. Il Core Ultra 5 115U è un chip della famiglia Meteor Lake la prima generazione di processori Intel con architettura a tile disaggregati. Tradotto: il processore non è un blocco monolitico, ma un insieme di chiplet collegati tramite tecnologia Foveros. Il tile CPU è fabbricato a 7 nm (processo Intel 4), la GPU e l’I/O sfruttano nodi TSMC a 5 e 6 nm. Sulla carta è roba da ingegneri, ma il risultato pratico si traduce in un buon equilibrio tra prestazioni e consumi.
Due Performance-core con Hyper-Threading, quattro Efficient-core e due Low Power Efficient-core compongono la configurazione a 8 core e 10 thread. La frequenza turbo arriva a 4,2 GHz, ma e qui viene il punto il TDP di default è fissato a 15 watt. Quindici. In un tablet sottile meno di un centimetro, con dissipazione passiva o quasi, non aspettatevi miracoli nei carichi prolungati. Ci torniamo tra poco nei benchmark.
La RAM è saldata, 16 GB LPDDR5 non espandibili. Per l’uso previsto è più che sufficiente, ma chi sognava di portarla a 32 GB per editing video serio dovrà guardare altrove. L’SSD da 1 TB è in formato M.2 PCIe veloce, capiente, e finalmente si esce dalla trappola dei 256 o 512 GB che ti costringono a fare pulizia ogni due settimane.
E poi c’è la NPU, il pezzo forte del marketing Intel: un’unità di elaborazione neurale dedicata, con 11 TOPS dichiarati. A oggi, l’uso pratico è ancora limitato a funzionalità di Windows 11 come Windows Studio Effects sfocatura sfondo nelle videochiamate, tracking degli occhi, miglioramento audio e qualche ottimizzazione in applicazioni specifiche. Adobe ha iniziato a sfruttarla, ma siamo ancora agli inizi. È un investimento per il futuro, e questo va riconosciuto: quando l’ecosistema software sarà maturo per le funzionalità AI on-device, chi ha la NPU sarà già pronto. Chi non ce l’ha, dovrà cambiare hardware. Detto questo, comprare un dispositivo oggi per una funzionalità che diventerà utile domani è una scommessa, e non tutti sono disposti a farla.
Un appunto sulla RAM: 16 GB LPDDR5 saldata sulla scheda madre, non espandibile. Per il target di questo dispositivo produttività, navigazione, multitasking moderato sono più che sufficienti. Ma c’è chi li trova al limite, specialmente con Chrome aperto e le sue tab che divorano memoria come se non ci fosse un domani. Nella mia esperienza, con 10-15 tab, Office e Spotify, il consumo RAM oscillava tra 10 e 13 GB. Margine c’è, ma non è enorme.
Software
Windows 11 Home arriva preinstallato in versione multilingue. La configurazione iniziale è stata liscia, ho impostato l’italiano al primo avvio e nel giro di dieci minuti ero operativo. Nessun bloatware aggressivo qualche app Ninkear preinstallata che si rimuove con un click, il resto è la classica dotazione Microsoft. Ho apprezzato l’assenza di antivirus di terze parti preinstallati, che sono una piaga su molti portatili e rallentano il sistema fin dal primo avvio. Qui c’è Windows Defender, e basta.
Un paio di note importanti. La gestione energetica di Windows su questo tipo di dispositivi è fondamentale: ho dovuto smanettare un po’ con i profili di risparmio energia per trovare il bilanciamento giusto tra reattività e durata della batteria. Il profilo “Bilanciato” di default tende a tenere i consumi bassi, il che è un bene per l’autonomia ma un po’ penalizzante quando servono prestazioni continue il processore ci mette un attimo in più ad alzare le frequenze. Passando a “Massime prestazioni” il chip respira di più e la reattività migliora sensibilmente, ma l’autonomia ne risente parecchio, perdendo quasi un’ora e mezza. Il mio consiglio? Lasciate “Bilanciato” e passate a “Prestazioni” solo quando siete collegati alla corrente.
La rotazione automatica dello schermo quando si stacca la tastiera funziona bene, così come il passaggio alla modalità tablet con icone più grandi e tastiera on-screen. Non è sempre fluido al 100% a volte c’è un attimo di esitazione nel switch tra le modalità ma ci si convive senza frustrazioni.
La penna funziona nativamente con le app che supportano Windows Ink OneNote, Whiteboard, e ovviamente tutti i software di disegno come Clip Studio Paint o Krita. La latenza è percepibile ma non fastidiosa: non siamo al livello di un iPad con Apple Pencil, ma per prendere appunti è più che adeguata. Ho provato anche con Xodo per annotare PDF, e devo dire che l’esperienza è piacevole: evidenziare, sottolineare, scrivere note a margine tutto funziona come ci si aspetta.
Prestazioni e autonomia
Ok, arriviamo al dunque. La batteria da 42 Wh promette circa 8 ore di utilizzo secondo Ninkear. La realtà? Dipende molto da cosa ci fai, e sopratutto da come gestisci la luminosità e i processi in background. Navigazione web, documenti, qualche video su YouTube: sono arrivato a sfiorare le 6 ore e mezza senza troppi accorgimenti. Luminosità al 60%, Wi-Fi attivo, Bluetooth spento. Il quarto giorno di test l’ho staccato dalla corrente alle 8 di mattina, ho scritto un articolo, risposto a una trentina di email, guardato un episodio di una serie su Netflix e alle 14:30 ero al 18%. Non male, ma nemmeno eccezionale siamo nella media dei convertibili con questo tipo di batteria.
Con il profilo “Risparmio batteria” attivo e luminosità al 40%, ho toccato le 7 ore in una giornata di uso leggero. Diciamo che per una giornata lavorativa fuori casa, portarsi il caricatore è consigliabile ma se trovate una presa nel primo pomeriggio, ce la fate.
La ricarica con il caricatore GaN da 65 watt è veloce: da zero a 50% in poco meno di 40 minuti, la ricarica completa in un’ora e mezza scarsa. E il fatto che si possa ricaricare da entrambe le porte USB-C è una comodità non da poco uno di quei dettagli che apprezzi solo quando ti capita di avere il cavo dal lato sbagliato. Il caricatore GaN, poi, è davvero compatto: pesa nulla e sta in qualsiasi tasca della borsa. Rispetto ai mattoncini enormi che ancora accompagnano certi portatili, è un altro secolo.
Sotto stress Cinebench in loop, rendering, quel tipo di carico l’autonomia crolla sotto le 3 ore. Ma non è lo scenario d’uso per cui questo dispositivo è pensato, e chi compra un 2-in-1 da 850 grammi per fare rendering video probabilmente ha sbagliato acquisto a monte.
Test sul campo
La prima cosa che ho fatto, dopo la configurazione iniziale, è stata portare il dispositivo in una giornata tipo di lavoro. Mercoledì, ufficio: WordPress aperto su Chrome con otto tab, Slack, un PDF da correggere e Spotify in sottofondo. Risposta del sistema: fluida. Nessun rallentamento percepibile, nessun momento di freeze. Il multitasking quotidiano, quello vero non venti app aperte per forzare il test viene gestito senza sudare. Il passaggio tra un’app e l’altra è istantaneo, le tab del browser non fanno reload quando ci torni sopra (segno che 16 GB di RAM servono) e l’SSD rende i salvataggi impercettibili.
Il secondo giorno l’ho usato prevalentemente come tablet. E qui la faccenda si fa interessante. Staccata la tastiera, il dispositivo da 850 grammi si tiene comodamente in mano per leggere PDF o sfogliare pagine web. Mezzora di lettura senza fatica al braccio, che per un tablet da 13 pollici non è scontato. Lo stilo l’ho provato con OneNote durante una riunione su Teams: la scrittura è precisa, i 4096 livelli di pressione si sentono quando si fanno tratti più o meno calcati, e la palm rejection funziona bene riuscivo a poggiare il palmo sullo schermo senza tocchi fantasma. Una cosa che mi ha fatto piacere: la sensibilità al tocco è buona anche ai bordi dello schermo, dove spesso i tablet economici perdono un po’ di precisione.
Il terzo giorno ho voluto capire come se la cava con compiti un po’ più impegnativi. Ho aperto Lightroom per un editing fotografico leggero: una trentina di RAW da una mirrorless, regolazioni basilari, qualche crop. Il processore ha retto, ma si sentiva lavorare. Il sistema di dissipazione per quanto silenzioso in uso normale ha iniziato a farsi sentire con un sibilo leggero ma costante. Niente di drammatico, ma se siete in una stanza silenziosa lo notate. L’esportazione di 30 foto con regolazioni ha richiesto poco più di tre minuti: non è un record, ma per un tablet da meno di un chilo è un risultato accettabile.
Il quarto giorno è stato quello dello stress test involontario. Avevo un articolo da consegnare, una videoconferenza alle 11, due PDF da annotare e nel frattempo scaricavo un aggiornamento di Windows in background. Il tipo di giornata in cui un dispositivo dimostra se regge o crolla. Il risultato: nessun crash, nessun blocco, qualche esitazione nel passare da Teams a Chrome durante la call ma niente di grave. La ventola si è accesa verso le 11:30 e non si è più spenta fino a pausa pranzo. Ma ha funzionato.
Una sera, per curiosità, ho provato ad avviare qualche gioco. Civilization VI gira, a dettagli bassi in 1080p, con frame rate giocabile ma non entusiasmante siamo sui 25-30 fps nelle fasi iniziali, cala un po’ nelle partite avanzate. Titoli indie leggeri come Hollow Knight o Stardew Valley? Zero problemi. Ho provato anche Slay the Spire, che ovviamente gira perfetto, e un paio d’ore di Hades a dettagli medi giocabile, con qualche frame drop nelle scene più caotiche. Ma dimentichiamoci qualsiasi AAA recente: la Intel Arc Graphics integrata non è fatta per quello, e sarebbe ingiusto pretenderlo.
Ultimo test: videoconferenza. Teams e Zoom funzionano bene, la webcam frontale da 5 MP è nella media non aspettatevi miracoli in condizioni di luce scarsa, ma con illuminazione decente il risultato è dignitoso. I microfoni con cancellazione AI del rumore funzionano: ho fatto una chiamata mentre Dafne abbaiava in sottofondo alla porta e il mio interlocutore non ha sentito quasi nulla. E questa cosa, con un pastore svizzero bianco che quando parte non è esattamente discreto, non è da poco.
Approfondimenti
Qualità del display
Il pannello IPS da 13 pollici in risoluzione 2560×1600 è, senza girarci troppo attorno, uno dei punti forti del prodotto. I colori sono vivaci senza essere saturi in modo artificiale, la copertura sRGB al 100% dichiarata sembra credibile a occhio non ho uno spettrofotometro, ma confrontandolo col mio monitor calibrato le differenze sono minime. Il formato 16:10 aggiunge spazio verticale che nella navigazione web e nella scrittura fa davvero la differenza rispetto al classico 16:9. 350 nit di luminosità bastano per l’uso indoor e in ambienti non troppo luminosi. All’aperto, sotto il sole diretto, si fa più fatica ma quale IPS non soffre in quelle condizioni?
Una cosa che mi ha colpito: la risoluzione 2.5K su 13 pollici produce una densità di pixel alta, e il testo è nitidissimo. Per chi lavora molto con documenti e fogli di calcolo, è un piacere. Il refresh rate è a 60 Hz nessuna sorpresa, a questa fascia di prezzo e con questa GPU i 120 Hz sarebbero stati un lusso inutile. La protezione per gli occhi integrata riduce la luce blu e nei test serali ho apprezzato meno affaticamento rispetto ad altri schermi senza questo filtro.
Tastiera e stilo: la coppia che fa il 2-in-1
La tastiera magnetica è sorprendentemente buona per essere un accessorio incluso. I tasti hanno una corsa sufficiente non siamo a livello di una ThinkPad, ovviamente e la retroilluminazione è uniforme, con un singolo livello di intensità. La cosa che mi ha convinto di più è il feedback tattile: c’è un click leggero ma definito che aiuta la digitazione. Ho scritto con questa tastiera per cinque giorni di fila e non ho rimpianto la mia tastiera desktop. Beh, quasi. Il layout QWERTY americano è un limite per chi usa accenti e caratteri italiani quotidianamente: le è, le à, le ù richiedono combinazioni o il cambio layout via software.
Lo stilo è un piacevole extra. 4096 livelli di pressione, buona sensibilità, nessun bisogno di batteria o ricarica (è passivo). Risponde bene in OneNote e nelle app di disegno, anche se la latenza lo ripeto non è al livello della Apple Pencil. Per prendere appunti a mano e fare annotazioni su PDF è perfetto. Per il disegno tecnico o l’illustrazione professionale, no: mancano i tasti funzione sullo stilo e la sensibilità all’inclinazione.
Benchmark: i numeri nudi e crudi
E qui facciamo parlare i dati. Ho eseguito i test sintetici principali, e i risultati raccontano una storia prevedibile ma utile da conoscere.
Partiamo da Cinebench R23: in single-core il processore ha toccato circa 1.480 punti, in multi-core 7.200 punti. Sono valori leggermente sotto la media del Core Ultra 5 115U che si trova nei database online (~1.518 SC, ~7.569 MC), e la ragione è prevedibile: il thermal throttling in un chassis così sottile con TDP a 15 watt limita le prestazioni sostenute. Il primo passaggio andava bene, dal secondo in poi i punteggi calavano di un 4-5%. Per dare un contesto: siamo grosso modo al livello di un Apple M1, qualche punto sotto un Ryzen 5 5600U processori di due-tre anni fa, certo, ma che in uso reale rimangono perfettamente validi per la produttività.
Su Geekbench 6 i risultati sono stati più regolari: 1.580 single-core, 6.400 multi-core. Di nuovo, un pelo sotto i riferimenti medi ma in linea con le aspettative per un form factor tablet. Il single-core è il dato che conta di più nell’uso quotidiano apertura app, reattività dell’interfaccia, fluidità generale e qui il Meteor Lake se la cava bene.
CrystalDiskMark ha confermato un SSD veloce: lettura sequenziale attorno ai 2.800 MB/s, scrittura a 1.900 MB/s. Non è un PCIe Gen 4 da primato (quelli sfiorano i 7.000 in lettura), ma per l’uso quotidiano è più che sufficiente i tempi di avvio del sistema sono costantemente sotto i 10 secondi, le app si aprono in un batter d’occhio e i trasferimenti file sono rapidi. La lettura random a 4K, che è il dato che più impatta sulla reattività percepita, è buona: nessuna lamentela.
Su 3DMark Time Spy la GPU integrata ha totalizzato circa 1.300 punti grafici. Numeri modesti, che confermano quello che dicevo: gaming leggero sì, roba impegnativa no. La Intel Arc Graphics con 4 core ha potenziale sulla carta supporta DX12 Ultimate, ray tracing, e XeSS per l’upscaling ma la potenza bruta non c’è per sfruttare queste tecnologie in modo significativo.
Ora, i benchmark sono importanti ma raccontano solo metà della storia. Nei carichi reali multitasking con browser, Office, streaming il dispositivo è fluido e reattivo. Il throttling che emerge nei test sintetici prolungati non si manifesta nell’uso tipico perché i picchi di carico sono brevi e intermittenti. È un po’ come giudicare la velocità di un’auto cittadina dal tempo sul circuito: il dato è reale, ma non rappresenta come la usi davvero.
Connettività e porte
Il Wi-Fi 6 funziona bene: stabile, veloce, nessuna disconnessione nei sette giorni di test. Ho misurato velocità di download coerenti con la mia linea da 200 Mbps, senza cadute significative. Il Bluetooth 5.2 è affidabile: ho collegato le mie cuffie wireless e un mouse senza problemi di latenza o interferenze.
La dolente nota resta la dotazione porte. Due USB-C e una USB-A sono poche, punto. La mancanza di un jack audio obbliga a usare adattatori o cuffie Bluetooth, e l’assenza di uno slot microSD è un’occasione persa su un dispositivo pensato anche per la mobilità, la possibilità di espandere lo storage senza hub esterni sarebbe stata gradita. Le due USB-C sono almeno full-function: ricarica, dati e video su entrambe, il che compensa parzialmente la scarsità numerica.
Audio e speaker
I due speaker da 2 watt ciascuno fanno il loro lavoro senza entusiasmare. Il volume massimo è sufficiente per una stanza di dimensioni normali, ma manca corpo sui bassi come su qualsiasi tablet sottile, del resto. Le medie sono discrete e le voci nelle videoconferenze escono chiare, ma appena metti su della musica con un minimo di complessità strumentale, i limiti emergono: il suono è appiattito, privo di quella profondità che rende l’ascolto piacevole. Per una videoconferenza o un video su YouTube vanno benissimo. Per ascoltare musica con un minimo di pretesa, servono le cuffie non c’è alternativa.
Il posizionamento degli speaker sulla parte bassa del tablet fa sì che in modalità orizzontale, tenendolo in mano, si rischi di coprirli con il palmo. Non è un dramma, ma l’ho notato più volte e ogni tanto mi trovavo a riposizionare le mani per non attutire l’audio. In modalità laptop con la tastiera agganciata il problema non si pone, perché gli speaker puntano verso il basso contro la superficie d’appoggio e curiosamente, il suono rimbalzato dalla scrivania guadagna un po’ di corpo. Piccole cose.
Webcam e videoconferenze
La fotocamera frontale da 5 MP è adeguata per le videochiamate definizione sufficiente, buona resa cromatica con luce naturale, un po’ di rumore digitale quando la luce scende. C’è anche una fotocamera posteriore da 5 MP, e qui mi viene da chiedere: perché? Su un tablet 2-in-1 da 13 pollici, la fotocamera posteriore è quasi inutile. Forse per fotografare documenti o lavagne durante le riunioni? Mah, sarò onesto: non l’ho mai usata in una settimana di test. Forse in un mese cambio idea, ma oggi non le vedo un caso d’uso concreto.
La cancellazione AI del rumore sui microfoni, invece, è una funzionalità che funziona davvero. Ho già raccontato l’episodio del cane che abbaiava e in altri test con musica in sottofondo o rumore della strada dalla finestra aperta, la voce arrivava pulita dall’altra parte. È il tipo di feature che non noti quando funziona, ma ti manca terribilmente quando non c’è.
Modalità d’uso: tablet vs laptop
E arriviamo alla domanda fondamentale: funziona meglio come tablet o come laptop? La risposta e lo so che è irritante è: dipende. Come laptop da scrivania, con la tastiera agganciata e un mouse Bluetooth, è un piccolo ultrabook convincente. Lo schermo è bello, la tastiera è buona, le prestazioni bastano per tutto il lavoro d’ufficio. Il limite è l’inclinazione fissa: senza kickstand, l’angolo di visione è quello che la tastiera-cover ti concede, e non sempre è ideale. Sulla scrivania va bene, in treno col tavolino ribaltabile diventa un esercizio di equilibrismo. Stavo per scrivere che è un limite minore, ma ripensandoci no: per un dispositivo che punta alla mobilità, la stabilità su superfici non perfettamente piane è una cosa che conta.
Come tablet, la leggerezza è il suo asso nella manica. 850 grammi per uno schermo 2.5K da 13 pollici sono un risultato notevole. Leggere, navigare, guardare video, prendere appunti con la penna: tutto funziona bene. Ma Windows 11 in modalità tablet resta un’esperienza meno fluida rispetto a iPadOS o Android. I target touch sono a volte piccoli, alcune interfacce non sono ottimizzate e la gestione delle finestre in modalità touch è migliorata ma non è ancora al livello che ci si aspetterebbe. Ho notato anche che lo schermo attira le impronte digitali con una facilità imbarazzante: dopo mezzora di uso touch sembra un quadro astratto, e servono salviette a portata di mano. Un rivestimento oleofobico migliore avrebbe fatto la differenza.
Lettore di impronte e sicurezza
Il lettore di impronte digitali è posizionato sul bordo del dispositivo ed è veloce, preciso, e cosa non scontata funziona al primo colpo nella stragrande maggioranza dei casi. Ho configurato tre dita e lo sblocco avviene in meno di un secondo. Nei sette giorni di test, avrò avuto un paio di fallimenti, entrambi con le dita leggermente umide. Per un dispositivo in questa fascia di prezzo, la biometria è ben implementata e rende il PIN d’accesso una scocciatura del passato. Niente riconoscimento facciale con Windows Hello, però la webcam non supporta l’infrarosso, quindi l’impronta resta l’unica opzione biometrica.
Dissipazione e rumorosità
In uso quotidiano il dispositivo è praticamente silenzioso a tratti mi sono chiesto se avesse una ventola. Ce l’ha, ma si attiva solo sotto carico consistente, e anche allora produce un sibilo contenuto che non disturba. Sotto stress benchmark il suono si alza, e la parte posteriore del tablet si scalda, soprattutto nella zona centrale-alta. Con un termometro a infrarossi ho misurato circa 42°C nella zona più calda durante un Cinebench in loop percepibile al tatto ma non fastidioso, e sicuramente sotto la soglia di preoccupazione. Per un dispositivo così sottile e leggero, la gestione termica è complessivamente buona. Certo, il prezzo si paga in prestazioni sostenute: come dicevo nei benchmark, dopo i primi minuti di carico intenso il throttling entra in azione e i punteggi calano. Ma nell’uso reale, quante volte mandi un tablet in stress CPU per più di due minuti di fila? Quasi mai.
Pregi e difetti
Pregi:
- Peso eccezionale: 850 g per il solo tablet, tra i più leggeri della categoria
- Dotazione completa: tastiera, stilo e caricatore GaN inclusi nel prezzo
- Display 2.5K nitido con ottima copertura sRGB e formato 16:10
- SSD da 1 TB veloce, una rarità a questa fascia di prezzo
- Piattaforma Meteor Lake con NPU per funzionalità AI future
Difetti:
- Layout tastiera QWERTY americano, scomodo per chi scrive in italiano
- Assenza di kickstand: l’inclinazione dipende solo dalla cover-tastiera
- Thermal throttling evidente nei carichi prolungati per il TDP contenuto
- Niente jack audio, niente slot microSD
- Webcam posteriore di dubbia utilità pratica
Prezzo e posizionamento
Il prezzo ufficiale di listino per il Ninkear S13 è 1.099 euro, una cifra che onestamente sarebbe difficile da giustificare. Ma il listino pieno, in questo caso, è quasi un numero fittizio: lo street price reale si aggira tra i 630 e gli 860 euro a seconda del canale e delle promozioni attive. Sul sito ufficiale Ninkear lo trovate spesso a circa 630-650 euro con gli sconti periodici, su rivenditori come Gshopper a cifre simili con codice coupon, spedito da magazzino europeo.
A quel prezzo il discorso cambia completamente. 630 euro per un 2-in-1 con Core Ultra, 16 GB di RAM, 1 TB di SSD, display 2.5K, penna e tastiera incluse? La concorrenza fatica a tenere il passo. Un Surface Go 4, per fare un nome, con specifiche inferiori costa di più e non include gli accessori. Un Lenovo IdeaPad Duet 5i nella configurazione comparabile sta sui 700-800 euro senza stilo. Certo, quei brand portano in dote un’assistenza più capillare, un ecosistema collaudato e una qualità costruttiva forse superiore nei dettagli ma il rapporto specifiche-prezzo qui è oggettivamente difficile da battere.
Chi vuole spendere di più può guardare al Surface Pro 10 o all’iPad Air con Magic Keyboard mondi diversi, però, sia come prezzo che come ecosistema. E chi vuole spendere meno? Beh, sotto i 500 euro i convertibili Windows diventano un campo minato di processori Celeron, display FHD mediocri e 8 GB di RAM che nel 2026 sono il minimo sindacale. Il salto qualitativo che si fa spendendo 630 euro per questo prodotto rispetto a quanto trovi a 400-450 è significativo.
Un ultimo appunto: Ninkear offre tre anni di garanzia con centro assistenza in Europa. Non è un dettaglio trascurabile quando si compra da un brand meno conosciuto la paura di restare senza supporto in caso di problemi è legittima, e sapere che c’è un magazzino EU e un servizio di riparazione o sostituzione dà una sicurezza in più. Non ho avuto bisogno di testarlo, per fortuna, ma è bene sapere che c’è.
Conclusioni
Dopo una settimana con il Ninkear S13 me ne sono fatto un’idea abbastanza precisa. È un dispositivo che punta tutto sul rapporto qualità-prezzo e sulla versatilità, e in larga parte ci riesce. Non è perfetto il throttling sotto carico, la tastiera con layout americano, le porte un po’ scarse e l’assenza di kickstand sono limiti concreti che in certi scenari si sentono. Ma quando guardi cosa offre al prezzo a cui si compra davvero, è difficile non riconoscere il valore. Un display 2.5K su un dispositivo da 850 grammi, con una CPU moderna, un terabyte di storage e tutti gli accessori inclusi nella scatola a meno di 650 euro è un pacchetto che i brand affermati non riescono a proporre.
Lo consiglio a studenti universitari che cercano un unico dispositivo per appunti, studio e relax serale, a professionisti in mobilità che lavorano con Office, email e browser, e a chi cerca un secondo dispositivo leggero da affiancare a una postazione fissa più potente. Lo sconsiglio a chi ha bisogno di potenza bruta continuativa montaggio video pesante, rendering 3D, gaming serio e a chi non tollera compromessi sull’ergonomia della tastiera o pretende la stessa esperienza touch di un iPad.
Se mi chiedete un’immagine: è il compagno di viaggio ideale per chi ha bisogno di produttività vera in una borsa leggera, con quel bonus della penna e del touch che ogni tanto torna utile più di quanto ci si aspetti. Non è l’unico sul mercato, ma a quel prezzo è il più difficile da ignorare.









