Chi pensava che copiare all’esame della patente fosse solo questione di bigliettini nascosti nella manica, probabilmente non ha mai sentito parlare di microcamere nei bottoni della camicia o auricolari invisibili infilati nel condotto uditivo. Eppure, per anni, le aule della Motorizzazione Civile sono state il teatro di truffe tecnologiche degne di un film di spionaggio. Ora però qualcosa è cambiato davvero. Con la circolare 3098 del 30 gennaio 2026, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha deciso di passare al contrattacco, annunciando l’installazione di jammer in 130 aule d’esame sparse su tutto il territorio nazionale.
Come funzionano i jammer
Il livello di sofisticazione raggiunto dai truffatori era, a dirla tutta, impressionante. La miniaturizzazione della tecnologia aveva reso possibile nascondere telecamere microscopiche tra le stanghette degli occhiali da vista o dentro un bottone, puntandole dritte verso il monitor con le domande. Fuori dall’aula, un complice riceveva le immagini in tempo reale e dettava le risposte attraverso un auricolare praticamente invisibile. Tutto questo non era gratis, ovviamente: le organizzazioni criminali che gestivano il giro d’affari chiedevano tra i 1.000 e i 7.000 euro a candidato.
Per smantellare questo mercato, e soprattutto per evitare che persone completamente a digiuno del Codice della Strada finiscano al volante, lo Stato ha scelto di puntare sui jammer. Il funzionamento è relativamente semplice da spiegare: questi dispositivi emettono segnali radio ad alta potenza che “riempiono” i canali di comunicazione con un rumore bianco elettromagnetico. Il risultato? Le frequenze Bluetooth, Wi-Fi, LTE e 5G vengono oscurate completamente. Nessun dato entra, nessun dato esce. L’aula diventa, di fatto, una bolla isolata dal mondo esterno.
Esenzioni per chi ha dispositivi medici
C’è però un aspetto delicato che la normativa non ha trascurato. I campi elettromagnetici generati dai jammer potrebbero creare problemi a chi porta dispositivi elettromedicali salvavita, come pacemaker o apparecchiature collegate via Bluetooth per funzioni cliniche. Lo stesso vale per le donne in stato di gravidanza. Per queste categorie sono previste sessioni d’esame dedicate, durante le quali i disturbatori di frequenza resteranno spenti. Basterà presentare un certificato medico specialistico per accedervi.
Questo non significa, naturalmente, che in quelle sessioni si abbasserà la guardia. I jammer, infatti, non sostituiscono i controlli già esistenti ma li affiancano. Il sistema di riconoscimento facciale, per esempio, resta obbligatorio per ogni candidato, senza eccezioni, garantendo che nessuno possa presentarsi al posto di qualcun altro.
L’installazione dei disturbatori di frequenza nelle aule d’esame procederà in modo graduale, ma il messaggio è chiaro: ottenere la patente deve tornare a essere una questione di preparazione reale, non di quanto si è disposti a spendere per aggirare il sistema. E francamente, pensando a chi poi quelle strade le percorre ogni giorno, è difficile non essere d’accordo.
