Non ce l’ha fatta. Highguard, il hero shooter sviluppato da Wildlight Entertainment, chiuderà definitivamente i server il 12 marzo 2026. L’annuncio è arrivato direttamente dal team tramite un post ufficiale su X, mettendo fine a una corsa durata poco più di un mese dal lancio avvenuto il 26 gennaio. Nonostante oltre due milioni di giocatori abbiano provato il titolo in questo breve periodo, il progetto non è riuscito a trovare uno spazio reale in un mercato ormai saturato di live service competitivi.
Un lancio difficile fin dal primo giorno
Highguard era nato con l’ambizione di inserirsi nel filone degli hero shooter multiplayer, un genere dominato da produzioni consolidate e da community molto fedeli. Fin dalle prime settimane, però, era apparso evidente che il gioco faticasse a distinguersi. Le critiche principali hanno riguardato la mancanza di identità forte, un design percepito come troppo derivativo e un equilibrio di gameplay che non convinceva del tutto. In un panorama dove il tempo dei giocatori è una risorsa limitata, la concorrenza è feroce e la soglia di tolleranza per i live service è sempre più bassa, Highguard non è riuscito a trattenere la propria base utenti. Inizialmente si era parlato della possibilità di un rilancio, con aggiornamenti correttivi e modifiche strutturali per tentare un recupero d’emergenza. Ora è chiaro che non ci sarà margine per un’operazione di questo tipo.
Un ultimo aggiornamento prima della chiusura
Prima dello spegnimento definitivo dei server, il team pubblicherà comunque un aggiornamento con contenuti già sviluppati ma non ancora rilasciati. Arriveranno un nuovo personaggio, nuove armi e alberi abilità inediti. Non ci sarà il tempo per costruire una nuova meta o ristrutturare l’esperienza competitiva, ma gli ultimi giorni di vita del gioco offriranno almeno qualche novità rispetto alla versione attuale. È una chiusura che prova a dare un minimo di valore finale alla community rimasta attiva fino all’ultimo.
Un segnale per il mercato dei live service
La parabola di Highguard è l’ennesimo campanello d’allarme per il settore. Il modello live service richiede continuità, ascolto costante della community e soprattutto un’identità chiara. Senza questi elementi, anche numeri iniziali importanti – come i due milioni di giocatori registrati – non bastano a garantire sostenibilità nel medio periodo. Il mercato non perdona i progetti percepiti come intercambiabili. E quando l’attenzione cala nelle prime settimane, recuperarla diventa estremamente difficile. Dal 12 marzo, Highguard diventerà ufficialmente un altro esempio di quanto sia complesso sopravvivere nell’arena competitiva dei multiplayer online.
