Non serve cambiare auto per avere più autonomia. È questa l’idea alla base del nuovo Power Turbine Generator sviluppato in Cina. A presentarlo è Hunan Tyen, società collegata a Changan Auto. Il dispositivo è pensato come generatore ausiliario modulare. Può essere installato su un’auto elettrica senza modifiche strutturali permanenti. In pratica funziona come un range extender rimovibile. Quando la batteria si scarica, entra in funzione producendo energia. L’approccio è fuel-to-electricity, quindi trasforma il carburante in elettricità. L’obiettivo è colmare uno dei limiti più citati delle BEV. L’autonomia resta infatti un nodo centrale per molti automobilisti.
Le ibride plug-in continuano a convincere per la doppia alimentazione. Offrono continuità di marcia anche senza colonnine disponibili. Le elettriche pure dipendono invece solo dalla ricarica esterna. Il nuovo sistema punta a ridurre questa dipendenza. La turbina è compatta e progettata per garantire elevata densità di potenza. L’azienda dichiara un miglioramento dell’efficienza superiore al 5%. Il risultato arriva da simulazioni tridimensionali sui flussi interni. Il gruppo integra compressore alettato e turbina a palette fisse. Particolare attenzione è stata riservata alla gestione termica. L’unità di controllo lavora con carichi elevati e richiede raffreddamento avanzato. Sono stati sviluppati canali dedicati e strategie di controllo mirate. Il sistema sarebbe adattabile a diversi tipi di carburante.
Power Turbine Generator: tra opportunità industriali e incognite normative
Le applicazioni non si limitano all’auto privata. Il generatore potrebbe essere impiegato anche su droni e attrezzature mobili. Questo amplia il potenziale commerciale oltre il settore stradale. L’idea del range extender non è del tutto inedita. Alcuni proprietari di Tesla hanno sperimentato soluzioni artigianali simili. In questo caso però si parla di un prodotto industriale. Restano diversi interrogativi prima di un’eventuale diffusione su larga scala. Il primo riguarda l’affidabilità nel lungo periodo. Il secondo tocca il prezzo finale per il cliente. Un accessorio troppo costoso ne limiterebbe la diffusione.
C’è poi il tema delle omologazioni nei vari mercati. Le modifiche ai sistemi di propulsione sono spesso soggette a nuove certificazioni. Non è quindi scontato che il modulo possa essere installato liberamente ovunque. Parallelamente altri gruppi lavorano su strade affini. La joint venture Horse Powertrain, legata a Renault e Geely, sta sviluppando il Future Hybrid System. Il debutto è atteso nel 2027 e punta ai costruttori. In quel caso la trasformazione avverrebbe in fase produttiva. Il progetto cinese si rivolge invece anche al mercato aftermarket. Se supererà ostacoli tecnici e normativi, potrebbe offrire una risposta concreta all’ansia da autonomia.
