Le truffe online cambiano canali, ma non rallentano. L’ultimo rapporto sulla sicurezza finanziaria diffuso da Revolut racconta un ecosistema in continua evoluzione, dove i social network restano il punto di partenza preferito dai criminali, mentre le piattaforme di messaggistica diventano lo spazio in cui si consolida l’inganno. In questo contesto, WhatsApp non è più l’app dominante. Telegram infatti ha superato la piattaforma di Meta come strumento utilizzato per portare a termine le frodi. Il dato globale indica che il 21% delle truffe analizzate passa da Telegram, contro il 17% attribuito a WhatsApp.
In Italia la differenza è ancora più evidente. Oltre un terzo dei casi ricondotti alle app di messaggistica arriva da Telegram. Questo non significa che WhatsApp sia fuori gioco, tutt’altro. Le chat restano centrali perché permettono ai truffatori di costruire un rapporto diretto e apparentemente credibile con la vittima, elemento chiave soprattutto quando si tratta di estorcere cifre consistenti.
Il report distingue tra operazioni fraudolente basate su transazioni non autorizzate e truffe in cui è la vittima stessa ad autorizzare il pagamento. È questa seconda categoria a generare i guadagni maggiori. In media le somme sottratte sono molte volte superiori rispetto ai casi di furto diretto di dati di pagamento. Il motivo è semplice. Quando il pagamento viene autorizzato consapevolmente, anche se sotto inganno, il criminale può puntare a importi più elevati senza il rischio immediato di blocchi automatici.
Come WhatsApp diventa strumento chiave dei raggiri
Se le chat sono il luogo in cui si conclude la truffa, l’aggancio iniziale avviene ancora soprattutto sui social network. Un terzo dei casi nasce lì, con una netta prevalenza delle piattaforme Meta. Facebook, in particolare, continua a essere uno dei principali vettori di diffusione di annunci e contenuti fraudolenti, mentre Instagram risulta meno coinvolto rispetto alle aspettative. Cresce invece TikTok, trainato dall’espansione del suo marketplace. Infatti le inserzioni legate a e-commerce fittizi sono aumentate in modo considerevole.
Le frodi più diffuse restano quelle legate a false vendite di prodotti, spesso presentate come occasioni imperdibili. L’ aumento più consistente riguarda però le finte offerte di lavoro, che oggi rappresentano una quota consistente del totale e in Italia raggiungono percentuali particolarmente alte. In questi casi WhatsApp e Telegram diventano strumenti ideali per simulare colloqui, fornire istruzioni dettagliate e mantenere un contatto costante che rafforza la fiducia della vittima.
La messaggistica, insomma, è il tassello che rende credibile la messa in scena. Che si tratti di una promessa di guadagno facile, di una relazione sentimentale costruita ad arte o di un incarico lavorativo inesistente, il dialogo diretto è ciò che trasforma un semplice annuncio sospetto in una trappola convincente. WhatsApp resta uno degli strumenti più usati, ma la leadership nel 2025 sembra parlare sempre più la lingua di Telegram.
