La provincia cinese dell’Hubei ha deciso di trattare i robot umanoidi un po’ come cittadini, assegnando loro un vero e proprio codice d’identità univoco. Una mossa che, a prima vista, può sembrare bizzarra, ma che in realtà risponde a un problema molto concreto: tenere traccia di macchine sempre più diffuse, sempre più autonome e sempre più difficili da monitorare senza un sistema strutturato.
Il progetto è guidato dall’Hubei Humanoid Robot Innovation Center di Wuhan e punta a seguire ogni dispositivo lungo tutto il suo ciclo di vita, dalla produzione allo smaltimento. Un po’ come succede con le targhe delle automobili o, per restare nel paragone più diretto, con i documenti personali degli esseri umani. E i numeri spiegano bene perché serviva qualcosa del genere: nel corso del 2025, le spedizioni globali di macchine antropomorfe hanno raggiunto le 17.000 unità, e la sola Cina ospita oltre 140 produttori del settore. Una crescita esplosiva che, senza standard tecnici condivisi e regole uniformi sulla sicurezza, rischiava di diventare ingestibile.
Come funziona il codice identificativo dei robot umanoidi
Ogni robot umanoide coinvolto nel progetto riceve un codice univoco composto da 29 caratteri, tra numeri e lettere. La struttura richiama quella della tessera d’identità dei cittadini cinesi, con 11 caratteri aggiuntivi pensati per contenere informazioni tecniche più articolate. Al suo interno vengono registrati dati come la nazionalità del marchio, il nome del produttore, il modello, il numero di serie, le specifiche hardware, le certificazioni di fabbrica e il livello di intelligenza artificiale integrato.
Ma non si tratta solo di un archivio statico. Il sistema si appoggia a una piattaforma digitale centralizzata che raccoglie informazioni operative in tempo reale. Questo significa che i tecnici possono controllare lo stato di salute delle batterie, il livello di usura dei giunti meccanici e la precisione dei movimenti, individuando eventuali guasti molto più rapidamente grazie ai registri storici collegati al codice. E c’è anche un risvolto pratico interessante: il monitoraggio costante offre vantaggi sia per la sicurezza sia per la compravendita dell’usato. Un po’ come succede già oggi con i droni, in caso di incidenti operativi o di problemi legati alla riservatezza dei dati, il codice d’identità permette di risalire subito alle responsabilità legali e di limitare i rischi di utilizzo improprio.
Le prime aziende coinvolte e i prossimi passi
I primi test di codifica e i depositi delle domande risultano già completati. Tra le aziende dell’Hubei che partecipano alla fase iniziale figurano realtà come Optics Valley Dongzhi, Glroad, Hubei Qirobotics, Jingchu Humanoid Robot, HandX, Guanggu Haribit e Maxnova. Alcuni dei loro robot umanoidi, già dotati di codice identificativo, sono attualmente operativi in contesti industriali, servizi commerciali e dimostrazioni didattiche.
Il rilascio ufficiale dei codici su scala più ampia partirà non appena verranno pubblicati i relativi standard nazionali, passaggio fondamentale per estendere il sistema oltre i confini della provincia e rendere uniforme la tracciabilità su tutto il territorio cinese.
