La questione della violenza nei videogiochi è tornata al centro del dibattito grazie a una dichiarazione piuttosto diretta degli sviluppatori di Subnautica 2. Il messaggio, rivolto a chi si lamenta dell’assenza di meccaniche di combattimento aggressivo nel gioco, è stato tanto semplice quanto provocatorio: “andate a giocare a Sons of the Forest” se quello che cercate è la possibilità di uccidere tutto ciò che si muove.
Il punto è che Subnautica 2, esattamente come il suo predecessore, non è mai stato pensato per essere un gioco basato sulla violenza. Lo sviluppatore lo ha ribadito senza troppi giri di parole: “Non siamo un gioco dove si uccide”. Una presa di posizione netta, che non lascia spazio a interpretazioni. La filosofia di design dietro la serie Subnautica è sempre stata quella di proporre un’esperienza di sopravvivenza che ruota attorno all’esplorazione, alla scoperta e al senso di meraviglia che un mondo sottomarino alieno può regalare. Il conflitto esiste, certo, ma si manifesta sotto forma di pericolo ambientale, creature da evitare, situazioni in cui la fuga e l’astuzia contano più di qualsiasi arma.
Perché Subnautica 2 non ha bisogno del combattimento tradizionale
Questa scelta di game design non è nuova e non è nemmeno casuale. Il primo Subnautica aveva già tracciato questa strada con grande successo, dimostrando che un survival game può funzionare benissimo anche senza mettere in mano al giocatore un arsenale con cui fare strage della fauna locale. Il fascino del gioco stava proprio lì: nel sentirsi vulnerabili, nel dover capire come sopravvivere usando l’ingegno invece della forza bruta. Subnautica 2 prosegue su quella stessa linea, e gli sviluppatori non hanno alcuna intenzione di cambiare rotta per accontentare chi vorrebbe qualcosa di diverso.
Il riferimento a Sons of the Forest è interessante perché non è una frecciatina gratuita. È più che altro un modo per dire: esistono tanti giochi di sopravvivenza là fuori, ognuno con la propria identità. Chi vuole un’esperienza dove il combattimento è centrale ha moltissime opzioni. Subnautica 2, semplicemente, non rientra tra quelle. Ed è una scelta consapevole, non una mancanza.
La community divisa e la direzione dello sviluppo
Come prevedibile, la risposta dello sviluppatore ha generato reazioni contrastanti nella community. Da una parte ci sono i fan storici della serie, quelli che amano proprio il fatto che Subnautica offra un tipo di tensione diversa, più psicologica, legata all’ignoto e alla profondità dell’oceano. Dall’altra ci sono giocatori che avrebbero voluto vedere un’evoluzione delle meccaniche di gioco in una direzione più action, magari con la possibilità di affrontare le creature marine in modo diretto.
Il team di sviluppo sembra però avere le idee molto chiare su cosa debba essere Subnautica 2. Non è un titolo che cerca di piacere a tutti i costi, e questa coerenza nella visione creativa è qualcosa che nel panorama attuale dei videogiochi non si vede così spesso. Molti studi tendono a inseguire le tendenze del momento o ad ammorbidire la propria identità per raggiungere un pubblico più ampio. Qui invece la posizione è stata ribadita in modo esplicito e senza alcuna esitazione.
La dichiarazione, tra l’altro, ha anche acceso una discussione più ampia su cosa significhi davvero il genere survival nel 2026. Deve per forza includere il combattimento per essere considerato tale? Oppure la sopravvivenza può assumere forme diverse, più legate alla gestione delle risorse, all’esplorazione e alla capacità di adattarsi a un ambiente ostile senza ricorrere alla violenza? Subnautica 2 scommette con decisione sulla seconda opzione, e lo fa con la tranquillità di chi sa che il proprio pubblico apprezza esattamente quel tipo di esperienza.
