C’è stato un tempo in cui il nome Aston Martin bastava a evocare un mondo intero. Pelle cucita a mano, motori che spingono la vettura lungo le strade di campagna inglesi, e naturalmente James Bond. Quel tempo non è finito, ma oggi appare più lontano. Perché dietro l’icona resta un’azienda in affanno, costretta a fare i conti con una realtà molto meno cinematografica. Nel 2025 i ricavi sono scesi del 21%, fermandosi a 1,26 miliardi di sterline. Le consegne all’ingrosso hanno perso il 10%, passando da 6.030 a 5.448 vetture. E quando calano i volumi, si assottigliano anche i margini. L’utile lordo è crollato del 37%, mentre il margine si è ritirato sotto il 30%. La conseguenza più dura è arrivata sul fronte occupazionale. Fino al 20% della forza lavoro verrà tagliato: circa 600 dipendenti su 3.000. Non è una scelta di facciata, ma un tentativo concreto di ridurre i costi fissi e risparmiare circa 40 milioni di sterline già entro fine anno. Solo dodici mesi fa si era fermata al 5%. Il continuo avanzare è il segno che la pressione finanziaria è cresciuta in modo evidente.
Aston Martin in affanno? Ecco i dati recenti
La priorità, almeno per ora, resta sui motori a combustione e sulle soluzioni ibride, più redditizie nel breve periodo. Per rafforzare la liquidità, il marchio ha anche ceduto i diritti perpetui del proprio nome al team di Formula 1 per 50 milioni di sterline. Una mossa che dice molto sul momento: quando si mette mano al proprio nome, significa che ogni leva finanziaria conta.
Eppure non è tutto buio. La Aston Martin Valhalla, supercar ibrida da oltre un milione di euro, dovrebbe arrivare in circa 500 esemplari nell’anno. Offrendo così una boccata d’ossigeno alle casse. Anche la Borsa di Londra ha reagito con un cauto rialzo del 5%, pur in un quadro in cui il titolo ha perso quasi metà del suo valore nell’ultimo anno. In tale contesto, la sfida per Aston Martin è proteggere il mito mentre si rimettono in piedi i conti.
