La Cina compie un nuovo passo nella sua espansione nucleare. In che modo? Con l’avvio dell’installazione del sesto reattore nella centrale di Lufeng, nella provincia meridionale del Guangdong. Nei giorni scorsi è stato posizionato il recipiente a pressione, una delle componenti più delicate dell’intero impianto, destinata a ospitare il nocciolo e a garantire il funzionamento sicuro del sistema. Si tratta di una fase che segna l’inizio concreto dell’assemblaggio dell’isola nucleare dell’unità 6. Ma soprattutto che consolida il ruolo di Lufeng tra i poli energetici strategici del Paese.
Il progetto complessivo è stato approvato oltre un decennio fa e prevede la realizzazione fino a sei reattori. Le prime quattro unità adottano la tecnologia CAP1000, evoluzione cinese del modello AP1000. Invece, le ultime due si basano sul design Hualong One, reattore di terza generazione sviluppato internamente dai principali gruppi nucleari cinesi. Tale tecnologia rappresenta uno degli strumenti con cui Pechino punta a rafforzare la propria autonomia industriale e a esportare know-how nel settore atomico.
Cina, tra nucleare e rinnovabili, il piano energetico si muove verso la decarbonizzazione
A pieno regime, la centrale di Lufeng potrà generare fino a 52 terawattora di elettricità all’anno. Un contributo rilevante per un’economia che resta tra le più energivore al mondo e che deve sostenere un apparato manifatturiero di dimensioni globali. Ogni reattore Hualong One può produrre circa 1.200MW lordi. Invece le unità CAP1000 si attestano poco sotto questa soglia. L’obiettivo? Rafforzare la sicurezza energetica riducendo la dipendenza dal carbone, ancora largamente utilizzato nel mix nazionale.
Secondo le stime ufficiali, quando l’impianto sarà completamente operativo permetterà di evitare ogni anno circa 42 milioni di tonnellate di anidride carbonica rispetto a una produzione equivalente da combustibili fossili. Un dato che si inserisce nel più ampio piano cinese di contenimento delle emissioni. Anche se ci troviamo in un contesto in cui la domanda interna di energia continua a crescere.
La costruzione delle unità 5 e 6 è iniziata nel 2022. Però il via libera definitivo per le prime quattro è arrivato nell’estate del 2024. Insomma, con Lufeng, la Cina conferma la volontà di investire in impianti di nuova generazione come pilastro della propria transizione energetica, trovando un equilibrio tra sviluppo industriale e obiettivi climatici.
