Un provvedimento d’urgenza, con effetto immediato, impone ad Amazon di fermare la raccolta sistematica di informazioni sensibili sui lavoratori dello stabilimento di Passo Corese, in provincia di Rieti. L’Autorità garante per la protezione dei dati personali ha vietato quella che viene definita una vera e propria schedatura di oltre 1.800 dipendenti.
Il provvedimento del 24 febbraio arriva al termine di un’ispezione condotta tra il 9 e il 12 febbraio con il supporto dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro e della Guardia di Finanza. Nel mirino è finito il sistema di rilevazione delle presenze utilizzato nello stabilimento logistico.
Informazioni sanitarie e dati privati nel sistema presenze
Secondo quanto ricostruito, i responsabili dello stabilimento convocavano a colloquio i lavoratori assenti per determinati periodi, registrando nel sistema interno informazioni direttamente o indirettamente collegate alla sfera personale.
Tra i dati annotati figuravano patologie, informazioni mediche, adesione a scioperi, attività sindacali, presunti utilizzi impropri delle assenze e dettagli relativi alla vita familiare, come malattie dei genitori o separazioni.
Si tratta di informazioni considerate non pertinenti rispetto alla valutazione dell’idoneità professionale. La normativa vieta infatti al datore di lavoro di trattare dati non rilevanti ai fini dell’attività lavorativa. Un ulteriore elemento contestato riguarda la conservazione delle informazioni fino a 10 anni dopo la cessazione del rapporto di lavoro.
Stop anche ai dati raccolti tramite telecamere
Il provvedimento non si limita al sistema presenze. Il Garante ha disposto l’interruzione del trattamento dei dati eventualmente raccolti attraverso telecamere installate nei pressi di bagni e aree ristoro per i dipendenti. L’ordine vale per lo stabilimento di Passo Corese e per eventuali altri siti in cui fossero state adottate modalità analoghe.
Implicazioni per la gestione dei dati aziendali
Il caso riporta al centro il tema della privacy dei lavoratori in un contesto produttivo sempre più digitalizzato. Se da un lato le aziende adottano strumenti tecnologici per monitorare organizzazione e presenze, dall’altro restano limiti precisi sul trattamento di informazioni sensibili.
Per Amazon l’obbligo è ora interrompere immediatamente queste pratiche (le sue offerte sono comunque ottime). Resta aperta la fase successiva dell’istruttoria, che potrà chiarire eventuali ulteriori responsabilità o sanzioni.
Il provvedimento rappresenta un segnale forte sull’utilizzo dei dati personali in ambito lavorativo, in un equilibrio delicato tra esigenze organizzative e tutela dei diritti individuali.
