Le auto di oggi sono capolavori di ingegneria digitale. Piene di schermi, sensori, software che si aggiornano da remoto. Tutto ciò ha, però, cambiato anche il modo in cui si percepisce l’affidabilità. Non si parla più soltanto di motori e cambi, ma di sistemi che si bloccano, connessioni che saltano, interfacce che rispondono con lentezza. Nel “JD Power 2026 US Vehicle Dependability Study” la media del settore sale a 204 PP100. Ciò significa che aumentano i problemi segnalati dopo tre anni di utilizzo. L’infotainment resta il protagonista indesiderato. È lì, infatti, che si concentrano le lamentele. Ciò non sorprende: è la parte dell’auto con cui si interagisce di più. Basta un Bluetooth capriccioso o un CarPlay che si disconnette per trasformare un dettaglio tecnologico in una frustrazione. A tal proposito, integrazione smartphone, connettività e ricarica wireless pesano enormemente nel conteggio dei problemi.
JD Power: ecco cosa è emerso da un recente studio
Gli aggiornamenti OTA dovevano essere la soluzione elegante: miglioramenti silenziosi, auto sempre più evolute nel tempo. In pratica, molti proprietari non percepiscono benefici tangibili. Una parte segnala addirittura nuovi piccoli malfunzionamenti dopo gli update. La tecnologia che promette di semplificare, a volte, aggiunge variabili. E poi ci sono le motorizzazioni. I plug-in hybrid risultano i più problematici, mentre elettriche e ibride vedono crescere i problemi. Le auto a benzina, quasi controcorrente, migliorano leggermente.
I brand premium peggiorano più della media e raggiungono 217 PP100. Un paradosso? Solo in apparenza. Più tecnologia, più complessità, più possibilità che qualcosa non sia rifinito. In tale contesto, Lexus continua a occupare il gradino più alto quando si parla di affidabilità. Quarto anno consecutivo al vertice nello studio di JD Power, e non per un soffio. Per Lexus si parla di 151 PP100. Subito dietro, ci sono Cadillac e Porsche tra i premium. Buick, invece, davanti a tutti nel mercato di massa. Tali classifiche raccontano quanto sia delicato l’equilibrio tra innovazione e solidità.
