Una cifra può cambiare la prospettiva su consumi, responsabilità e clima. La Carbon footprint pro capite nell’Unione Europea, a quanto pare, si è attestata a 9 tonnellate di CO2 equivalente, un dato che da solo dice poco, ma che letto con attenzione racconta molto di più. Cosa significa? Quando si parla di impronta di gas serra si fa riferimento alla quantità totale di emissioni generate da beni e servizi lungo l’intero ciclo di vita, dalla progettazione allo smaltimento. Si considera dunque tutto ciò che avviene lungo la filiera produttiva, indipendentemente dal luogo in cui le emissioni si verificano. La Carbon footprint pro capite attribuisce questo carico ambientale ai consumi di ciascun cittadino.
I dati diffusi da Eurostat chiariscono che il valore di 9 tonnellate riguarda i consumi del 2023 all’interno dell’UE. Il confronto con il 2022 indica un calo di 1 tonnellata pro capite, segnale di un andamento in diminuzione dopo la lieve ripresa registrata negli anni successivi alla pandemia. Il 77% dell’impronta è costituito da CO2, mentre il 16% deriva da metano. Le emissioni di anidride carbonica legate ai consumi europei sono prodotte soprattutto entro i confini comunitari, mentre metà del metano associato ai beni acquistati nell’UE nasce al di fuori del territorio europeo.
La mappa delle differenze tra Stati membri
Il quadro nazionale mostra divari marcati tra gli Stati per diverse ragioni. Il Portogallo guida la classifica virtuosa con 6,5 tonnellate pro capite, seguito da Bulgaria, Svezia e Romania, tutte sotto le 7 tonnellate. All’estremo opposto si collocano Cipro con 14,8 tonnellate, Irlanda con 14 e Lussemburgo con 12,7. L’Italia si colloca in linea con la media europea. Tocca infatti 9,1 tonnellate per cittadino. Su scala complessiva, l’impronta totale dei consumi nell’UE ha raggiunto 4 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente. Le emissioni generate dalla produzione interna si sono fermate a 3,3 miliardi, pari al 6% delle emissioni globali. Il confronto con il 2013 indica una riduzione del 12,9% per le emissioni legate ai consumi e del 18,6% per quelle legate alla produzione. Il 2020 aveva segnato una flessione marcata a causa delle restrizioni pandemiche, seguita da una moderata risalita, mentre il 2023 riporta i livelli in prossimità di quelli registrati durante quell’anno anomalo.
Europa importatrice netta di emissioni
Il fatto che l’impronta dei consumi superi le emissioni della produzione interna indica che l’Unione Europea è importatrice netta di gas serra. Il 35% dell’impronta europea è generato fuori dai confini comunitari. La Cina contribuisce per il 26%, seguita da Stati Uniti e Russia. Allo stesso tempo, il 21% delle emissioni prodotte nell’UE è destinato a soddisfare consumi in altri Paesi, in particolare negli Stati Uniti, in Cina e nel Regno Unito. Per l’Italia l’impronta complessiva si attesta a 535 milioni di tonnellate, terza nell’Unione dopo Germania e Francia. Nel 2023 il settore della fornitura di gas, vapore e aria condizionata ha inciso maggiormente sull’impronta europea con 876 milioni di tonnellate, seguito dall’industria manifatturiera e dalle attività domestiche. I numeri suggeriscono che la traiettoria delle emissioni sta cambiando, ma la lettura attenta dei flussi commerciali indica quanto il peso dei consumi resti centrale nel bilancio climatico europeo.
