Titano, la luna più grande di Saturno, potrebbe non essere sempre stata quella che osserviamo oggi. Una nuova ricerca guidata dal SETI Institute ha infatti deciso di studiare meglio la sua origine. Quest’ultima sembra proprio essere legata a un violento evento cosmico avvenuto qualche centinaio di milioni di anni fa. L’ipotesi mette in relazione tre enigmi ancora aperti. Nello specifico si considera la giovane età degli anelli di Saturno, l’orbita particolare di Titano e il comportamento irregolare di alcune lune minori come Hyperion e Iapetus.
I risultati ricavati dalla missione Cassini-Huygens continuano a fornire elementi preziosi. Le misurazioni più recenti indicano che la massa interna di Saturno è più concentrata verso il centro rispetto alle stime precedenti. Tale dettaglio ha costretto gli scienziati a rivedere i calcoli relativi alla precessione del pianeta. Ovvero il lento movimento dell’asse di rotazione, aprendo la strada a nuovi modelli dinamici.
Secondo le simulazioni numeriche, Titano potrebbe essere il risultato della fusione tra due lune primordiali. In passato si era ipotizzata l’esistenza di un satellite poi espulso dal sistema, ma le nuove elaborazioni suggeriscono una possibilità differente. Si pensa infatti ad una collisione tra un proto-Titano e un’altra luna di dimensioni rilevanti. Un impatto di tale portata avrebbe potuto alterare profondamente l’assetto gravitazionale dell’intero sistema saturniano.
Titano, Hyperion e il mistero degli anelli giovani
L’ipotesi della collisione non si limita a spiegare l’orbita leggermente eccentrica di Titano. Potrebbe anche chiarire la forma irregolare di Hyperion. La quale secondo questa ipotesi sarebbe nata dai detriti generati dallo scontro. I frammenti più piccoli avrebbero potuto contribuire alla formazione o al rinnovamento degli anelli di Saturno, la cui età sorprendentemente giovane ha sempre rappresentato un enigma.
Un evento catastrofico relativamente recente, su scala astronomica, aiuterebbe a comprendere perché gli anelli appaiano così brillanti e attivi. Allo stesso tempo, l’impatto potrebbe aver “rinfrescato” la superficie di Titano. Ciò spiegherebbe la presenza di poche cicatrici da crateri rispetto a quanto ci si aspetterebbe da un corpo antico miliardi di anni.
A fornire nuove risposte potrebbe essere la missione Dragonfly della NASA, prevista su Titano nel 2034. Il progetto prevede l’invio di un drone. Quest’ultimo sarà in grado di esplorare direttamente la superficie e analizzare la composizione chimica della luna. I dati raccolti quindi potrebbero confermare o smentire l’ipotesi di una nascita turbolenta. Insomma, se la tesi dello scontro fosse corretta, Titano non sarebbe soltanto una luna affascinante. Resta invece il testimone di un passato violento che avrebbe plasmato l’intero sistema di Saturno.
