Certe funzioni tecnologiche arrivano accompagnate da promesse rassicuranti. A tal proposito, è emblematico è il caso di Search Party di Ring. Quest’ultima, infatti, si presenta come un alleato nella ricerca di un animale domestico smarrito. Eppure, dietro quell’apparenza innocua, qualcuno ha iniziato a intravedere contorni meno “sicuri”. A sollevare il dibattito sono stati i giornalisti di 404Media, che hanno raccontato di un’email interna attribuita a Jamie Siminoff, fondatore di Ring. In quella comunicazione, la funzione verrebbe descritta come qualcosa di più di un semplice strumento per ritrovare cani o gatti. Si parla di un possibile primo passo verso dinamiche di sorveglianza di quartiere.
Ring: ecco cosa è emerso sulla funzione Search Party
Il contesto, del resto, era già teso. Ring era finita sotto i riflettori per uno spot trasmesso durante il Super Bowl, proprio dedicato a Search Party. Le reazioni non si sono fatte attendere: critiche dure, accuse di contribuire a normalizzare una cultura del controllo reciproco tra vicini. Poco dopo, la società ha anche annunciato l’interruzione della collaborazione con Flock Safety, azienda specializzata in tecnologie per la sicurezza. Una sequenza di eventi che ha alimentato ulteriormente la percezione di un momento delicato.
Sul piano pratico, la funzione sfrutta l’intelligenza artificiale per analizzare i flussi video provenienti dalla rete di videocamere e videocitofoni Ring. L’algoritmo confronta le immagini con le segnalazioni di animali smarriti e, in caso di potenziale corrispondenza, invia notifiche ai proprietari dei dispositivi. Inizialmente limitata agli utenti dell’ecosistema Ring, la possibilità di inserire segnalazioni è stata poi estesa a chiunque negli Stati Uniti. Un ampliamento che, di fatto, aumenta la quantità di dati e di situazioni osservate.
Ed è qui che nasce la riflessione più ampia. Se un sistema è capace di riconoscere un cane, non c’è alcun ostacolo tecnico che gli impedisca di riconoscere una persona o un’auto. Non si tratta di speculazione. Ring offre già funzioni come, ad esempio, Familiar Faces. La questione, allora, non è se la tecnologia sia efficace, ma quale equilibrio si voglia costruire tra utilità e privacy.
