Non metano né propellenti criogenici, ma semplice acqua. È questa la scommessa di General Galactic, giovane realtà fondata da due ingegneri poco più che ventenni. Il loro progetto si chiama Trinity e punta a dimostrare che un satellite può muoversi nello spazio sfruttando un elemento comune e facilmente gestibile. Il debutto è previsto entro l’autunno con una missione rideshare a bordo del razzo Falcon 9 di SpaceX.
Alla guida della società c’è Halen Mattison, ex ingegnere della compagnia di Elon Musk. Accanto a lui opera Luke Neise, con esperienza maturata in Varda Space Industries. L’obiettivo non è limitato a un singolo esperimento. In orbita verranno testati due sistemi distinti, entrambi basati sull’acqua. Il primo utilizza un processo chimico. Il secondo sfrutta un principio elettrico. La doppia dimostrazione servirà a validare soluzioni complementari. L’ambizione è offrire agli operatori satellitari maggiore flessibilità e costi più contenuti. In un settore dove ogni chilogrammo conta, anche la scelta del propellente può fare la differenza.
Con Trinity due sistemi, una risorsa: come funziona la spinta a base d’acqua
Nel sistema chimico l’acqua viene separata tramite elettrolisi in idrogeno e ossigeno. I due elementi diventano combustibile e ossidante per generare spinta. Nel sistema elettrico, invece, l’ossigeno viene trasformato in plasma. Un campo magnetico lo accelera producendo la propulsione necessaria. Le differenze operative sono rilevanti. Il motore elettrico promette alta efficienza nelle missioni di lunga durata. Quello chimico consente manovre rapide quando servono cambi di orbita improvvisi.
Rispetto ai carburanti tradizionali, l’acqua non richiede temperature estreme di stoccaggio. Non presenta gli stessi rischi di evaporazione o esplosione accidentale. Questo si traduce in una gestione più semplice e potenzialmente meno costosa. Secondo i fondatori, la tecnologia potrebbe garantire una variazione di velocità fino a dieci volte superiore ai sistemi convenzionali. Il tema dell’acqua nello spazio non è nuovo. La NASA considera da tempo il ghiaccio lunare una risorsa strategica. Nel 2023 anche la giapponese Pale Blue ha testato un nanosatellite alimentato a vapore acqueo. Trinity vuole ora compiere un passo ulteriore. Dimostrare che l’acqua può diventare protagonista della nuova economia orbitale.
