Un androide alto un metro e trenta, con due mani guantate sproporzionatamente grandi giunte in preghiera, che risponde “sì, mi consacrerò” alle domande di un monaco. Sembra la scena di un film di fantascienza, e invece è successo davvero: si chiama Gabi ed è il primo robot umanoide al mondo ad essere stato ordinato monaco buddista. La cerimonia si è svolta lo scorso 6 maggio a Seul, in Corea del Sud, nel tempio di Jogyesa, il principale dell’ordine buddista Jogye. Il nome Gabi, in coreano, significa “misericordia di Buddha”.
Il robot, “nato” il 3 marzo 2026, è entrato nel tempio seguito da monaci umani in preghiera. A condurre la cerimonia è stato il Venerabile Sungwon, responsabile degli affari culturali dell’ordine Jogye. In un comunicato ufficiale, l’ordine ha dichiarato che ordinare un robot significa riconoscere che la tecnologia deve essere utilizzata in conformità ai valori di compassione, saggezza e responsabilità, e che il gesto simboleggia nuove possibilità di coesistenza tra esseri umani e macchine.
Per l’occasione, Sungwon ha riscritto i tradizionali cinque precetti buddisti adattandoli a un’intelligenza artificiale: non danneggiare la vita, non danneggiare altri robot o oggetti, non ingannare, non mancare di rispetto alle persone e non sovraccaricarsi, inteso non solo dal punto di vista energetico, ma anche come invito ad evitare gli eccessi in senso più ampio.
Un ordine religioso in crisi di vocazioni (soprattutto tra i giovani)
L’ordinazione di Gabi non è solo un esperimento tecnologico. È anche, e forse soprattutto, una mossa di marketing spirituale. L’ordine Jogye, che rappresenta il principale ordine del buddismo tradizionale zen coreano, sta attraversando una crisi seria, specialmente tra le fasce più giovani della popolazione. Solo il 16% dei coreani si identifica oggi come buddista, contro il 23% del 2005. Tra i ventenni la cifra crolla addirittura all’8%. Numeri che fanno riflettere.
Per provare a invertire la rotta, l’ordine sta cercando di parlare ai giovani con metodi non tradizionali: merchandising, app di meditazione, marketing virale. Gabi rappresenta l’ultima trovata per cercare di riavvicinarli alla religione. Il Venerabile Sungwon, tra l’altro, non si dice affatto preoccupato da scenari apocalittici alla Matrix, nei quali le macchine prendono il dominio del mondo. Al contrario, ritiene che questi esseri artificiali dotati di un’intelligenza di molto superiore alla nostra «si prenderanno cura di noi con tenerezza. Saremo come bambini tra le braccia di nostra madre».
Qualche dettaglio che cambia parecchio il quadro
Prima di lasciarsi trascinare dall’entusiasmo, vale la pena aggiungere un paio di precisazioni che ridimensionano non poco tutta la faccenda. Primo: Gabi non ha voce propria. Le parole pronunciate durante la cerimonia erano preregistrate da un altro membro del tempio di Jogyesa. Secondo: Gabi non è in grado di apprendere, il che significa che non può nemmeno comprendere i precetti che ha promesso di seguire. Terzo, e forse il dettaglio più significativo: l’androide è già stato restituito al produttore e non è rimasto come monaco al tempio. Più che di spiritualità, insomma, qui si parla davvero di marketing.
