Il Governo si prepara a portare in Consiglio dei ministri il cosiddetto decreto Bollette, un pacchetto di misure pensato per attenuare l’impatto dei costi dell’energia su famiglie e aziende. Le anticipazioni circolate in queste ore raccontano di un provvedimento diviso in due capitoli: uno più lineare e immediato dedicato ai nuclei domestici, l’altro più complesso perché intrecciato alle regole europee.
Sul fronte famiglie, la prima leva sarebbe un contributo straordinario da 90 euro, con la possibilità che salga fino a 100, destinato a circa 4,5 milioni di cittadini che già rientrano nel bonus sociale. Parliamo di chi ha un ISEE fino a 9.796 euro, oppure fino a 20.000 euro in presenza di almeno quattro figli. La seconda misura è più “ampia” ma anche più articolata. Il decreto ipotizza un contributo volontario sul prezzo dell’energia relativo al primo bimestre, che i venditori potrebbero applicare (supportati da incentivi pubblici) non solo nel 2026, ma anche nel 2027, a favore di chi non prende il bonus sociale ma resta sotto una soglia ISEE che verrebbe fissata a 25.000 euro.
Si tratta di un’impostazione che prova a coprire anche le famiglie “di mezzo”, spesso escluse dai sostegni classici ma comunque sotto pressione per spese fisse e inflazione. Secondo le indiscrezioni, per finanziare queste due misure il Governo metterebbe sul piatto uno stanziamento di 315 milioni di euro.
Governo e imprese, l’ostacolo ETS e il confronto con Bruxelles sul prezzo dell’energia
Se il capitolo famiglie sembra già abbastanza incardinato, quello dedicato alle imprese è descritto come il più spinoso. Il motivo principale è l’ETS, il sistema europeo che mette un prezzo alle emissioni di CO₂ e che, di riflesso, incide sul costo dell’energia prodotta da fonti fossili. L’idea del Governo sarebbe quella di mitigare l’aggravio che deriva da questo meccanismo, ma farlo non è una decisione puramente nazionale. Serve un percorso compatibile con le regole comunitarie e, soprattutto, il via libera della Commissione europea. Il Governo però potrebbe approvare comunque il decreto per far partire subito gli interventi più semplici, avviando in parallelo un negoziato con Bruxelles per la parte legata all’ETS e agli eventuali correttivi per il tessuto produttivo.
Sullo sfondo resta la domanda che interessa aziende e famiglie, quanto “sposta” davvero un provvedimento così? Secondo un’elaborazione citata nelle indiscrezioni, l’impatto complessivo potrebbe arrivare a 4 miliardi di euro, con una quota fino a 2,7 miliardi indirizzata alle imprese e fino a 1,3 miliardi alle famiglie. Tradotto in un esempio concreto: un nucleo tipo che consuma 2.700 kWh annui di elettricità potrebbe vedere un risparmio fino a 50 euro. Numeri che aiutano a capire la logica dell’intervento. Più che azzerare i rincari, l’obiettivo del Governo sembra quello di tamponare la fase, alleggerendo le fasce più fragili e limitando, dove possibile, la pressione sui costi produttivi.
