Un evento recente ha attirato, inevitabilmente, l’attenzione dello Stato Italiano. Si tratta dei sabotaggi che hanno colpito le linee dell’alta velocità tra Roma e Napoli e tra Roma e Firenze. Non si tratta più di episodi isolati o “imprevisti tecnici”: la sensazione è che ci sia dietro una sorta di strategia. A tal proposito, è stata presa un’importante decisione, concordata nelle scorse ore durante una riunione del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica. La scelta è stata quella di proporre una maggiore vigilanza. Più uomini lungo i binari, più controlli nei pressi dei nodi tecnici, più attenzione su cabine elettriche e centraline. Nonostante ciò è inevitabile realizzare che è irrealistico coprire migliaia di chilometri di rete solo con personale in carne e ossa. Ed è qui che entra in scena la tecnologia. Il Ministero dell’Interno, attraverso il Viminale, punta a rafforzare l’uso di strumenti di sorveglianza remota. Droni per monitorare le aree più sensibili, sistemi intelligenti capaci di analizzare flussi di dati in tempo reale. E algoritmi di intelligenza artificiale addestrati a riconoscere movimenti sospetti o anomalie.
Droni e AI intervengono nella sicurezza ferroviaria?
Anche Rete Ferroviaria Italiana sta intervenendo in tal senso. Il potenziamento dei sensori antintrusione e dei sistemi di allerta serve a intercettare tentativi di manomissione prima che si traducano in interruzioni del servizio. L’obiettivo non è solo reagire, ma prevenire. Ciò arrivare laddove non c’è un presidio fisico costante e rendere meno agevole qualunque azione di sabotaggio. Le parole dell’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Italiane, Stefano Donnarumma, hanno contribuito a cambiare il tono del dibattito. Non si è trattato, ha spiegato, di gesti improvvisati o vandalismi casuali. Le azioni mostrano competenza, conoscenza del sistema, capacità di colpire ciò che genera il massimo disagio. Un’osservazione che sposta la questione su un piano diverso: non più semplice ordine pubblico, ma protezione strategica delle infrastrutture. La linea scelta sembra essere quella dell’equilibrio: visibilità della presenza dello Stato, ma anche investimento massiccio in strumenti capaci di moltiplicare l’efficacia dei controlli.
