L’avanzare dell’intelligenza artificiale non è solo una questione di algoritmi e chatbot. Dietro le quinte c’è un tema molto più concreto, fatto di cemento, cavi, trasformatori ed energia: i data center. Più cresce la domanda di servizi AI, più aumenta la necessità di infrastrutture capaci di sostenere carichi di calcolo elevati. Ed è qui che entrano in gioco investimenti colossali come quello appena avviato da Meta. L’azienda guidata da Mark Zuckerberg ha scelto Lebanon, in Indiana, per costruire un nuovo campus di data center destinato a diventare uno dei più grandi progetti infrastrutturali della sua storia recente. La capacità prevista, pari a 1 gigawatt, dà la misura del progetto. Non si tratta solo di un ampliamento, ma di un vero polo energetico-digitale. L’investimento complessivo supera i 9miliardi di euro.
Meta: nuovo investimento da 9 miliardi di euro per l’AI
Si tratta del secondo sito dell’azienda nello Stato dell’Indiana e avrà un ruolo strategico. Da un lato, dovrà sostenere le piattaforme e i servizi già esistenti. Dall’altro, sarà progettato per reggere l’onda lunga dei workload legati all’intelligenza artificiale, notoriamente affamati di potenza di calcolo. Ovviamente, quando si parla di data center, l’entusiasmo convive con qualche preoccupazione. Il nodo principale riguarda l’energia. Collegare strutture di tali dimensioni richiede potenziamenti significativi delle reti elettriche, interventi costosi che spesso finiscono, almeno in parte, per riflettersi sulle bollette dei consumatori.
Accanto ai timori, però, emergono anche ricadute positive tangibili. Sul fronte occupazionale, ad esempio, il progetto promette numeri rilevanti. Per la fase di costruzione si parla di una stima pari ad oltre 4.000 posti di lavoro. Mentre a regime il campus dovrebbe garantire circa 300 posizioni stabili. Sul piano ambientale, Meta assicura che il data center funzionerà con il 100% di energia pulita e punta alla certificazione LEED Gold. Particolare attenzione è riservata anche al consumo d’acqua, grazie a un sistema di raffreddamento a circuito chiuso che riutilizza la stessa risorsa e riduce drasticamente i nuovi prelievi per gran parte dell’anno.
