Google ha deciso di alzare il tiro nella lotta contro i contenuti che feriscono più della pelle: i deepfake e il revenge porn. Non è una semplice mossa di immagine, ma un aggiornamento concreto a Search che mira a togliere dai risultati informazioni estremamente sensibili (penso a patente, passaporto, numero di previdenza sociale) e — soprattutto — a rendere più semplice la rimozione di immagini sessualmente esplicite pubblicate senza consenso. Sembra quasi banale dirlo, ma per chi ci è passato o teme di passarci, avere una scorciatoia pratica per dire “questo non va qui” è già molto.
Segnalare, rimuovere, proteggere: la nuova esperienza utente
Il cuore dell’aggiornamento è una procedura pensata per non far confondere la procedura con burocrazia. Se trovi un’immagine che ti ritrae in un contesto sessuale senza il tuo consenso, puoi aprire l’immagine nei risultati di Google, toccare il menu a tre puntini e scegliere “Rimuovi risultati” -> “Mostra un’immagine sessuale di me”. Semplice, diretto. E finalmente pratico: puoi allegare più immagini alla stessa richiesta, così da non dover ripetere l’iter per ogni singolo file sparso nel web. È una piccola cosa, ma nelle situazioni di emergenza conta il tempo e la fatica.
Un altro dettaglio importante è la funzione proattiva: non solo cancelli il materiale esistente, ma puoi attivare dei veri e propri guardrail che filtrano automaticamente risultati espliciti simili che potrebbero ricomparire in futuro. In altre parole, non è solo una rimozione reattiva, ma anche una difesa preventiva. E come ogni difesa che si rispetti, viene fornita insieme a una rete di supporto: dopo la segnalazione, Google fornisce collegamenti a “organizzazioni esperte” per supporto legale ed emotivo. Non è solo tecnologia, c’è anche uno sguardo sul lato umano della questione.
Un centro per tenere tutto sotto controllo: “Risultati su di te”
Per chi gestisce più richieste e possono essere tante: link, immagini riciclate su forum, mirror che spuntano come funghi, Google ha creato un hub chiamato “Risultati su di te”. È accessibile dal profilo nell’app Google e permette di monitorare lo stato delle rimozioni in un unico posto. Non è glamour, ma dà ordine: sapere dove sta la tua segnalazione, se è stata presa in carico o respinta, è un piccolo sollievo psicologico.
Non dimentichiamo il quadro più ampio: queste novità si aggiungono a precedenti aggiornamenti volti a contrastare i deepfake sessualmente espliciti. La strategia è chiara, ridurre sia la fonte digitale del danno sia la sua diffusione. Il rollout inizierà nei prossimi giorni nella maggior parte dei paesi, quindi non sorprenderti se la funzione comparirà pian piano anche qui da noi.
Cosa resta da fare? La tecnologia può fare molto, ma non tutto. Servono leggi aggiornate, enforcement più rapido da parte delle piattaforme minori, e soprattutto una cultura digitale che sappia riconoscere l’abuso. Google mette nelle mani delle persone strumenti migliori per reagire e per proteggersi; resta però il compito sociale di ridurre la domanda e stigmatizzare l’atto di condividere contenuti non consensuali.
