Si osserva una forte accelerazione nello sviluppo del robot umanoide Apollo, creato da Apptronik, azienda statunitense nata come spin-off dell’Università del Texas. La recente chiusura di un round di finanziamento da 520 milioni di dollari ha portato la valutazione a 5 miliardi, attirando l’attenzione di grandi gruppi industriali. Tra i sostenitori figurano Google e Mercedes-Benz, già coinvolti nella sperimentazione diretta del robot in ambienti produttivi reali. Apollo viene descritto come una piattaforma pensata per inserirsi senza strappi nei flussi esistenti, con un’architettura modulare che consente l’installazione su basi fisse oppure su piattaforme mobili, incluse configurazioni con gambe. Questa flessibilità ha favorito l’adozione in magazzini e linee di assemblaggio, dove si punta a ridurre l’esposizione umana a mansioni ripetitive e gravose.
Dati tecnici e utilizzi del robot sul campo
Le caratteristiche fisiche collocano il robot Apollo tra gli umanoidi di taglia piena: 1,73 metri di altezza, 72 chilogrammi di peso e una capacità di sollevamento fino a 25 chilogrammi. L’autonomia dichiarata raggiunge quattro ore per pacco batteria, con sistema di sostituzione rapida che limita i tempi di inattività. La struttura modulare permette l’uso in configurazioni differenti, adattandosi a magazzini, linee di montaggio e spazi logistici complessi. Nei siti di partner industriali come GXO Logistics e Jabil, il robot svolge compiti di movimentazione merci, rifornimento delle linee e altre attività standardizzate. L’adozione avviene in aree dedicate, integrate con le postazioni esistenti e senza interventi strutturali invasivi sugli impianti.
Un ruolo centrale è attribuito all’intelligenza artificiale sviluppata insieme a Google DeepMind. Grazie ai modelli Gemini, Apollo interpreta istruzioni in linguaggio naturale, apprende osservando dimostrazioni e pianifica sequenze di azioni complesse. I test mostrano la capacità di manipolare oggetti sconosciuti e di reagire a variazioni improvvise dell’ambiente, con un livello di adattabilità che supera la robotica industriale tradizionale. Apptronik ha già realizzato oltre dieci piattaforme robotiche, incluse soluzioni per la ricerca spaziale, e ora punta alla produzione su larga scala. L’arrivo di macchine di questo tipo anche in Europa appare probabile, considerando che gruppi come Fincantieri stanno già introducendo robot saldatori nei propri stabilimenti. La direzione intrapresa suggerisce un’integrazione progressiva tra AI, meccatronica e processi industriali, con benefici legati alla continuità operativa e alla sicurezza del lavoro.
