Un sito nucleare rimasto fermo per oltre tre decenni sta per tornare in attività negli Stati Uniti. Non per produrre armi, non per alimentare una centrale tradizionale, ma per sostenere la nuova corsa globale all’energia: quella richiesta dai data center e dalle applicazioni di intelligenza artificiale.
Parliamo del sito di Hanford Site, storico complesso nucleare nato durante la Guerra Fredda nello Stato di Washington. Il United States Department of Energy ha firmato un contratto di locazione con la società General Matter per riattivare la Fuels and Materials Examination Facility, una struttura completata nel 1984 ma mai realmente entrata in funzione.
Un gigante silenzioso per 30 anni
L’impianto, esteso su circa 17.600 metri quadrati, era rimasto chiuso dal 1993. Per anni è stato considerato più un costo che un’opportunità: manutenzione minima, struttura inutilizzata, simbolo di una stagione industriale conclusa. Ora la prospettiva cambia radicalmente. L’obiettivo non è avviare una centrale nucleare classica, ma trasformare la struttura in un centro avanzato di ricerca sul ciclo del combustibile nucleare e sui materiali di nuova generazione. Un hub tecnologico più che una centrale produttiva.
Il punto non è nostalgico, è matematico. L’intelligenza artificiale consuma energia in modo costante e massiccio. I data center di ultima generazione devono operare 24 ore su 24, senza interruzioni, con carichi energetici crescenti. La produzione da fonti rinnovabili è fondamentale, ma non sempre garantisce continuità. Il nucleare, invece, offre stabilità e densità energetica elevate. In questo scenario, riattivare infrastrutture esistenti può risultare più rapido ed economicamente sostenibile rispetto alla costruzione da zero.
Non è un caso isolato. Negli ultimi mesi si è discusso anche di soluzioni estreme, come data center alimentati nello spazio. Ma la realtà è che il fabbisogno energetico dell’AI sta mettendo pressione sulle reti elettriche tradizionali.
I prossimi passi
General Matter avvierà ora verifiche tecniche e analisi strutturali per valutare gli interventi necessari alla riattivazione. Il percorso non sarà immediato: si tratta di un impianto fermo da decenni, con standard di sicurezza da aggiornare e infrastrutture da modernizzare.
Parallelamente, l’azienda è coinvolta anche nel rilancio del Paducah Gaseous Diffusion Plant in Kentucky, dove punta a sviluppare un impianto di arricchimento per combustibile destinato ai reattori di nuova generazione. Un progetto sostenuto da un contratto da circa 828 milioni di euro, con costruzione prevista dal 2026 e operatività nei primi anni Trenta. Il messaggio è chiaro: gli Stati Uniti vogliono rafforzare la propria autonomia energetica in vista di una crescita esponenziale dei carichi legati all’AI. La riattivazione del sito di Hanford potrebbe generare nuove opportunità occupazionali e rilanciare un’area segnata da anni di dismissioni industriali. Ma l’impatto va oltre il livello locale.
