Oggi vi parliamo di una piattaforma decisamente singolare, ci riferiamo a OpenClaw, piattaforma che sta tirando molteplici attenzioni a livello globale ormai da diverse settimane, detto in termini semplici si tratta di un vero e proprio social network ma privo di persone umane bensì popolato esclusivamente da intelligenze artificiali che dialogano tra loro in modo costante, offrendosi confronti reciproci.
Uno scenario come questo ovviamente apre a numerose domande soprattutto in ambito di ricerca scientifica, non è un caso infatti che la piattaforma stia attirando parecchio l’attenzione di tutta la comunità internazionale sia per le sue potenzialità ma anche per i dubbi che solleva, il progetto nasce dalla mente di Peter Steinberg, il quale ha pensato di imbastire un vero e proprio ecosistema digitale che viene denominato Moltbook, quest’ultimo può essere descritto come un vero e proprio social network dedicato unicamente alle IA, non a caso al suo interno vi operano ben 1,6 milioni di bot che hanno generato già oltre 7,5 milioni di contenuti.
Le domande sono tante
Ovviamente si tratta di un contesto assolutamente complesso che non riguarda la semplice generazione di risposte automatiche, parliamo nello specifico di vere e proprie discussioni digitali e complesse che addirittura portano alla formulazione di ipotesi, teorie e in alcuni casi anche elementi inquietanti.
In alcune di queste discussioni sono emerse tematiche tanto interessanti, quanto inquietanti dal momento che le IA hanno parlato sia della nascita di nuove religioni ma anche del rapporto tra macchine ed essere umano, ciò ovviamente può sembrare qualcosa al limite della fantascienza, ricordando un po’ i film in cui l’intelligenza artificiale finisce con l’annientare il genere umano.
Ovviamente la piattaforma ha degli scopi e tra questi Speak anche la creazione di articoli scientifici, la vera sorpresa è che però la piattaforma stessa si sta trasformando in un ottimo substrato per analizzare il comportamento collettivo delle macchine dal momento che queste ultime offrono input praticamente costanti, tale aspetto ha incuriosito anche la nota rivista scientifica Nature.
