Lo sciopero Samsung potrebbe diventare realtà già da giovedì, e stavolta le dimensioni della protesta non hanno precedenti nella storia del colosso sudcoreano. Circa 47.000 lavoratori avrebbero dichiarato la propria intenzione di aderire a una mobilitazione che, nei piani del sindacato, dovrebbe durare ben 18 giorni. Il tutto arriva in un momento delicatissimo per la filiera tech globale, con la domanda legata all’intelligenza artificiale che sta già mettendo sotto pressione le forniture di chip di memoria. A rischio ci sono le catene di approvvigionamento di data center, smartphone, laptop e, più in generale, l’economia della Corea del Sud, dove Samsung rappresenta quasi un quarto delle esportazioni complessive.
Samsung Electronics e il sindacato proseguiranno domani i colloqui per provare a evitare il peggio. L’incontro arriva dopo il fallimento, la scorsa settimana, di un primo ciclo di negoziati mediati dal governo. Park Su keun, presidente della National Labor Relations Commission, ha confermato la ripresa del confronto, ammettendo però che lunedì le posizioni erano ancora distanti.
Bonus e utili: il nodo della trattativa
Il cuore dello scontro è il sistema dei bonus. Il sindacato chiede l’eliminazione del tetto del 50% sul premio annuale rispetto agli stipendi e vuole che il 15% dell’utile operativo annuo venga destinato a un fondo condiviso dai lavoratori, con l’inserimento formale di questo meccanismo nei contratti. Un rappresentante dell’organizzazione ha assicurato che la trattativa viene condotta “in buona fede”.
Samsung, dal canto suo, avrebbe messo sul tavolo una controproposta diversa: destinare tra il 9% e il 10% dell’utile operativo a un bonus, ma solo nel caso in cui il risultato annuo superasse i 200.000 miliardi di won, mantenendo il limite del 50% alla retribuzione variabile. È proprio su questo equilibrio, tra quota degli utili, soglia di accesso al premio e tetto massimo riconosciuto ai dipendenti, che si concentra tutta la distanza tra le due parti.
Il tribunale, le multe e le pressioni internazionali
A complicare ulteriormente il quadro c’è la decisione di un tribunale sudcoreano, che ha accolto parzialmente la richiesta di Samsung per impedire azioni illegali durante l’eventuale astensione dal lavoro. Il provvedimento potrebbe obbligare migliaia di dipendenti a presentarsi comunque negli impianti, per evitare danni ai materiali di produzione e alle strutture. I due principali sindacati rischiano multe da 100 milioni di won al giorno ciascuno, oltre 60.000 euro, in caso di mancato rispetto della decisione. Per i leader sindacali le sanzioni potrebbero arrivare a 10 milioni di won al giorno. Il sindacato ha fatto sapere che la decisione del tribunale non basterà a fermare lo sciopero Samsung se le trattative non dovessero portare a un accordo, pur ribadendo la volontà di partecipare ai negoziati con serietà.
Samsung Electronics ha scelto di non commentare. Le istituzioni sudcoreane seguono la vicenda molto da vicino: il presidente Lee Jae Myung ha scritto su X che i diritti del management dovrebbero essere rispettati tanto quanto quelli dei lavoratori, mentre il primo ministro Kim Min seok ha dichiarato che il governo prenderà in considerazione tutte le opzioni disponibili, compreso l’arbitrato d’emergenza che potrebbe bloccare lo sciopero per 30 giorni qualora la vertenza fosse considerata un rischio per l’economia o per la vita quotidiana del Paese.

