Apple e Google hanno comunicato alla Competition and Markets Authority britannica una serie di impegni per evitare trattamenti preferenziali verso le proprie app negli store digitali. Secondo quanto indicato, i due gruppi avrebbero accettato di rendere più trasparenti le procedure di revisione e di non penalizzare software concorrenti nei risultati interni di ricerca. La scelta dell’autorità di puntare su un accordo non vincolante ha alimentato perplessità tra osservatori ed ex funzionari del settore antitrust, che hanno descritto le misure come troppo deboli per incidere davvero sugli equilibri di mercato. La nuova cornice normativa del Regno Unito consente interventi strutturali, ma in questa fase si è preferita una strada prudente, giudicata da vari analisti come poco dissuasiva.
Dati sensibili e accesso alle funzioni chiave
Tra i punti centrali figura la promessa di non utilizzare informazioni riservate provenienti dalle app di terzi, come tempistiche di aggiornamento o metriche di utilizzo, per rafforzare i servizi proprietari. Apple ha inoltre dichiarato di voler semplificare le richieste di accesso a componenti cruciali dell’ecosistema, dal wallet digitale alla traduzione in tempo reale tramite AirPods. L’intento dichiarato punta a migliorare il clima con gli sviluppatori, spesso critici verso processi percepiti come opachi. Resta però la sensazione che tali aperture abbiano valore soprattutto simbolico, dal momento che non incidono sulle regole economiche che governano la distribuzione delle app.
Il nodo delle commissioni fino al 30% sulle transazioni in-app resta fuori dall’accordo, nonostante venga considerato uno dei punti più controversi nel rapporto tra piattaforme e creatori di software. La CMA ha fatto sapere che il tema è ancora sotto esame, lasciando aperta la possibilità di interventi successivi. A partire dal primo aprile, Apple e Google dovranno trasmettere dati dettagliati sul numero di applicazioni valutate, sui tempi di approvazione, sui rifiuti e sui reclami gestiti. In caso di violazioni, gli impegni potranno essere trasformati in obblighi formali. Il paragone con la recente sanzione inflitta ad Amazon per pratiche di auto-preferenza mostra bene come l’attenzione delle autorità europee verso le grandi piattaforme stia diventando più serrata.
