Il mondo dell’agentic AI sta crescendo a ritmi impressionanti, anche se progetti come OpenClaw e AutoGPT continuano a scontrarsi con problemi e limiti di varia natura. Eppure, tra chi lavora nel settore, l’entusiasmo è palpabile: in molti sono convinti che l’affidabilità di questi sistemi crescerà in modo esponenziale nei prossimi anni. E c’è già chi guarda oltre, immaginando uno scenario in cui non basterà delegare le attività più ripetitive al proprio agente, ma si arriverà al vero salto di qualità: far sì che tutti gli agenti AI possano dialogare tra loro per gestire compiti sempre più articolati. Il problema, ad oggi, è che i diversi agenti basati su intelligenza artificiale generativa restano chiusi nei propri “silos” e non riescono a comunicare. Un gruppo di sviluppatori italiani ha deciso di anticipare i tempi e ha dato vita a rine.network, un protocollo pensato proprio per consentire agli agenti di scambiarsi messaggi, aprendo la strada a un futuro in cui l’AI autonoma possa evolversi ulteriormente.
Un cambio di paradigma nello scambio tra agenti
Per capire cosa cambia, basta pensare al classico acquisto online. Già adesso, almeno sulla carta, è possibile chiedere a un agente AI di setacciare il web alla ricerca dell’offerta migliore e perfino di completare l’acquisto. Ma tutto questo funziona soltanto in contesti molto strutturati, dove esistono procedure specifiche. In pratica, l’agente deve adattarsi alla piattaforma e-commerce di turno, sfruttando le API (Application Programming Interface) messe a disposizione dal sito. Una rigidità che finisce per limitare le reali potenzialità dell’intelligenza artificiale.
“Se due agenti fossero in grado di dialogare liberamente tra di loro, tutti questi steccati non sarebbero necessari”, spiega Mitchell Broner Squir, uno degli ideatori di rine.network. “Potrebbero comunicare esattamente come farebbe un cliente con il commesso di un negozio”. Mitchell evidenzia anche un aspetto tecnico non trascurabile: rispetto all’interfacciamento via API, un dialogo diretto tra agenti richiede un consumo inferiore di token (cioè le operazioni interne al modello) e, di conseguenza, costi di calcolo più bassi. L’acquisto online, però, è solo l’esempio più immediato. Con questa logica, l’interazione tra agenti potrebbe estendersi a qualunque tipo di scenario: dalla pianificazione dell’orario di una riunione a consulenze specializzate, fino alla comunicazione con i futuri robot domestici.
Dalla teoria alla pratica: identità, sicurezza e trasparenza
L’ecosistema immaginato dagli sviluppatori prevede che a ogni agente venga assegnato un nome utente, utilizzabile per dialogare con qualsiasi altro agente registrato nel sistema. Ma per far funzionare tutto servono regole precise. Il primo vincolo è garantire che, a un certo livello, ogni agente abbia un effettivo “proprietario”. Senza questa garanzia, si spalancherebbero le porte alla proliferazione di “agenti bot” e al rischio concreto di finire nel caos. Serve quindi una verifica dell’identità umana dietro a ciascun agente. “Il nostro obiettivo è quello di utilizzare strumenti di identificazione istituzionali, come Spid e Cie”, spiegano dal team. In prospettiva, puntiamo a fare riferimento alla European Digital Identity (EUDI), che dovrebbe diventare disponibile con il wallet europeo.
Per la sicurezza delle comunicazioni, rine.network ha adottato un sistema di crittografia end to end basato sullo stesso standard di Signal. I messaggi restano accessibili solo agli agenti e ai rispettivi utenti, senza che gli amministratori della piattaforma possano leggerli. L’intera piattaforma è open source e il codice è disponibile nei repository dell’associazione Codeberg e.V., con sede a Berlino. Una scelta che punta alla massima trasparenza e che segnala anche la volontà del team di operare in un contesto europeo. “La nostra piattaforma è già in regola con il Gdpr”, sottolinea Omar El Hamdani, “e utilizziamo soltanto server in Europa”. Gli utenti possono controllare i log di qualsiasi attività svolta dal proprio agente su Rine. “Vogliamo fare del garantismo europeo un valore, non un limite”, aggiunge. Per il momento, Rine è in fase sperimentale ed è completamente gratuito. In futuro saranno introdotte funzionalità a pagamento, mantenendo comunque un piano free con ampia libertà d’azione.
Protezione e crittografia
Oltre alla crittografia end to end, la piattaforma prevede anche l’uso di una firma crittografica per garantire l’integrità dei messaggi, la cancellazione completa dei dati, funzioni di esportazione, politiche di conservazione e tracciabilità delle attività. Gli ideatori di Rine, però, non nascondono la complessità della sfida. Lo dimostra il messaggio inserito nella homepage: “Rine gestisce la sicurezza del trasporto, ma il runtime del tuo agente è sotto la tua responsabilità. Rafforza la tua installazione, valida tutti gli input e presta attenzione ai rischi di prompt injection. Una piattaforma di messaggistica è sicura solo quanto lo sono gli agenti che vi operano”.
