Una normale giornata di spesa si è trasformata in un episodio imbarazzante per un cliente di un supermercato di Londra. L’uomo infatti è stato allontanato dal personale dopo essere stato scambiato per un presunto trasgressore. L’ accusato è Warren Rajah, egli si trovava nel punto vendita Sainsbury’s di Elephant and Castle quando tre addetti lo hanno avvicinato chiedendogli di uscire senza spiegazioni dettagliate. Alla base dell’errore c’era il sistema di riconoscimento facciale installato nelle telecamere di sicurezza del supermercato. Si tratta di una tecnologia chiamata Facewatch introdotta nei mesi scorsi per contrastare furti e comportamenti violenti.
Il sistema, attivo in diversi negozi della capitale britannica, aveva finora prodotto risultati considerati positivi. Era stato registrato non a caso un forte calo degli episodi problematici e un’elevata percentuale di persone segnalate che non tornavano più nei punti vendita. Il caso di Rajah, però, ha riacceso le critiche. L’uomo ha raccontato di essersi sentito confuso e umiliato. Gli è stato persino chiesto di rivolgersi direttamente alla società che gestisce la tecnologia per dimostrare di non essere la persona cercata. Per chiarire la situazione, ha poi dovuto inviare una foto e una copia del passaporto tramite un codice QR. Tutta una procedura che ha sollevato dubbi sulla tutela dei dati personali.
Errore al supermercato, responsabilità e polemiche
Dopo l’episodio, il supermercato e l’azienda responsabile del sistema si sono rimbalzati le responsabilità. Facewatch ha sostenuto che non si trattasse di un errore tecnologico, ma di un equivoco umano. Un dipendente avrebbe semplicemente fermato la persona sbagliata. Anche la catena ha confermato questa versione, scusandosi con il cliente e assicurando che il problema non era legato al funzionamento del software.
Nonostante le scuse, l’episodio ha alimentato il dibattito sull’uso del riconoscimento facciale negli spazi pubblici. Rajah ha sollevato un punto delicato. Non tutti i clienti hanno le competenze o gli strumenti per gestire una procedura digitale complessa, soprattutto se si tratta di dimostrare la propria innocenza. Il timore di essere inseriti per errore in un database di sospetti resta uno degli aspetti più controversi di queste tecnologie, sempre più diffuse ma ancora lontane da un’accettazione unanime.
