La notizia circola con quella punta di brivido che piace agli appassionati di calcio: un colosso dello streaming potrebbe sbucare dove fino a ieri dominavano i tradizionali broadcaster. Non è ancora scritto sui palinsesti, ma i segnali parlano chiaro e montano voci che difficilmente si spegneranno in fretta. La partita non è più solo in campo: è sulle scrivanie dei dirigenti, nelle riunioni dei legali, e nel portafoglio degli abbonati.
DAZN in corsa per i Mondiali 2026: cosa cambierebbe
Secondo quanto raccolto da fonti come Calcio e Finanza, DAZN sarebbe in una fase avanzata di trattativa con la FIFA per acquisire i diritti di trasmissione dei Mondiali 2026 anche in Italia. Se la notizia si confermasse, sarebbe una svolta: per la prima volta la Coppa del Mondo potrebbe approdare stabilmente su una piattaforma che finora ha concentrato il suo investimento principale sul campionato di club, la piattaforma detiene infatti una parte consistente dei diritti della Serie A fino al 2029. Non è un mistero che FIFA stia esplorando piani commerciali meno legati ai soli broadcaster tradizionali; d’altronde in altri paesi, come il Giappone, piattaforme digitali hanno già iniziato a portare a casa diritti di primo piano.
Il nodo, però, è politico e pratico insieme. La FIFA assegnerà i pacchetti di diritti prima dei playoff di marzo: questo significa che le emittenti prenderanno una decisione economica senza la certezza che la Italia sia effettivamente al torneo. E qui entra in gioco il rischio reputazionale e finanziario delle reti: scommettere su una Coppa del Mondo senza Azzurri può costare caro in termini di ascolti e pubblicità. C’è anche un elemento normativo da considerare: gli incontri della nazionale italiana sono inseriti nell’elenco degli eventi di rilevanza nazionale dall’Agcom, pertanto, qualora l’Italia si qualificasse, la Rai rimarrebbe comunque garante della trasmissione — almeno per le partite degli Azzurri — aprendo la strada a possibili soluzioni di co-esistenza o sublicenza tra pubblico e privato.
Implicazioni per il pubblico e per i broadcaster
Per gli spettatori il cambiamento più tangibile sarebbe la frattura dell’abitudine: abbonati DAZN vedono la possibilità di avere il massimo torneo mondiale sulla stessa piattaforma dove seguono la Serie A, mentre chi è fedele alla Rai o a Sky potrebbe doversi abbonare, cercare soluzioni in chiaro o rassegnarsi a una visione frammentata. Sul versante economico, l’arrivo dei Mondiali su uno streamer darebbe alla FIFA più leve per negoziare pacchetti digital-first e monetizzare l’audience globale, ma comporterebbe anche la necessità di garantire qualità di streaming e servizi per decine di milioni di utenti simultanei, non un dettaglio banale.
Poi c’è la politica delle sublicenze e del free-to-air: storicamente, per motivi di interesse pubblico, alcuni match sono stati resi disponibili in chiaro, oppure i diritti sono stati condivisi tra emittenti. Anche questa volta non si può escludere che DAZN possa trovare un accordo per cedere alcune partite alla Rai, o che la stessa FIFA imponga clausole per massimizzare la visibilità del torneo. In ogni caso, la trattativa in corso segna un’altra tappa del percorso che vede lo sport migrar sempre più verso l’online e gli abbonamenti, con tutte le opportunità — e le frizioni — del caso.
