Si chiude con una multa da 800mila euro il procedimento avviato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nei confronti di Agos, finita sotto i riflettori per il trattamento riservato agli IBAN non italiani. L’indagine ha ricostruito una lunga sequenza di pratiche, estesa dal 2014 fino al 2023. Tutto ciò avrebbe così reso complicato o addirittura impossibile domiciliare le rate su conti appartenenti all’area SEPA ma registrati in altri Paesi dell’Unione.
Al centro della vicenda c’è il regolamento europeo sui bonifici SEPA, costruito su un principio semplice. Un conto bancario dell’area euro deve essere accettato alle stesse condizioni, senza distinzioni basate sulla provenienza geografica. Secondo quanto accertato dall’autorità, Agos avrebbe invece rifiutato in più occasioni gli IBAN esteri o imposto condizioni meno vantaggiose rispetto a quelle applicate ai conti italiani, introducendo di fatto una barriera non consentita dalle norme comunitarie.
Tale comportamento, secondo l’Antitrust, avrebbe ostacolato la libera circolazione dei servizi finanziari, uno dei capisaldi del mercato unico europeo. Il problema non si limiterebbe a singoli episodi. Ci si riferisce invece a un sistema di gestione che per anni avrebbe creato difficoltà agli utenti con conti aperti in altri Paesi dell’area SEPA.
Agos, la svolta del 2023 dopo un lungo periodo di procedure onerose
Nel corso dell’istruttoria è emerso che la gestione degli IBAN esteri sarebbe cambiata nel tempo, ma senza risolvere subito le criticità. Dopo una prima fase caratterizzata dal rifiuto dei conti non italiani, Agos avrebbe introdotto una procedura alternativa, più lunga e costosa, per consentire comunque l’addebito delle rate. Il sistema prevedeva compilazioni manuali, verifiche supplementari e controlli interni, con un esito positivo solo per una parte limitata delle richieste.
La situazione si sarebbe normalizzata soltanto all’inizio del 2023. Da quel momento in poi l’azienda ha adottato una nuova piattaforma in grado di garantire un trattamento uniforme tra conti italiani ed esteri. Una soluzione arrivata però dopo quasi 10 anni di pratiche considerate non conformi alle regole europee.
Per questo motivo l’Antitrust ha deciso di infliggere la sanzione economica e di diffidare la società dal ripetere comportamenti analoghi. Agos ha comunque la possibilità di presentare ricorso al TAR del Lazio entro i termini previsti dalla legge.
