Per gli astronauti in partenza verso lo spazio si prepara un cambiamento che segna una netta discontinuità con il passato. La NASA ha deciso di consentire l’utilizzo dello smartphone personale tra gli oggetti di missione, aggiornando protocolli nati in un’epoca in cui questi dispositivi non esistevano nemmeno. La novità entrerà in vigore a breve e riguarderà sia missioni in orbita bassa sia i programmi di esplorazione lunare.
La prima occasione concreta sarà la missione Crew-12, diretta verso la Stazione Spaziale Internazionale per il consueto avvicendamento degli equipaggi. Subito dopo, la nuova regola verrà applicata anche ad Artemis II, il volo rimandato a marzo che riporterà esseri umani a orbitare attorno alla Luna dopo decenni di assenza.
Una scelta voluta dalla nuova direzione
Dietro questa apertura c’è la visione del nuovo amministratore dell’agenzia spaziale, Jared Isaacman, che sta spingendo per rendere più moderni e flessibili i protocolli operativi. L’annuncio è stato condiviso anche sui social e nasce dall’idea di rendere il racconto delle missioni più immediato e umano.
Secondo Isaacman, mettere a disposizione strumenti di uso quotidiano permette agli astronauti di catturare momenti speciali non solo per il pubblico, ma anche per le famiglie rimaste a Terra. Il focus è chiaramente su foto e videospontanei, inclusi selfie e riprese rapide, capaci di affiancare le immagini più tecniche realizzate con attrezzature professionali.
Narrazione e sfide tecnologiche
Nel tempo il pubblico ha imparato ad apprezzare anche lo sguardo personale degli astronauti appassionati di fotografia. Tra i nomi più noti spicca il francese Don Pettit, celebre per i suoi scatti dallo spazio. Si tratta però di immagini spesso legate alla documentazione scientifica, pur avendo trovato spazio anche sui social.
Dal punto di vista tecnologico, l’introduzione degli smartphone non è priva di criticità. Ogni dispositivo dovrà essere testato per evitare interferenze con i sistemi di bordo e per garantire che eventuali guasti non rappresentino un rischio per l’equipaggio. Non è quindi un semplice via libera, ma una modifica accompagnata da procedure e controlli rigorosi.
