Intel, almeno nelle intenzioni dichiarate, non ha alcuna voglia di fare un passo indietro sul fronte delle GPU. Anzi, il messaggio che arriva dalle parole del nuovo amministratore delegato Lip-Bu Tan è quasi l’opposto: l’idea è quella di rimanere in partita e, se possibile, smettere di fare da spettatore mentre AMD e soprattutto NVIDIA si prendono la scena. Intervenendo al Cisco AI Summit, Tan ha ribadito che Chipzilla vuole arrivare a produrre le proprie GPU direttamente nelle fonderie interne, senza dipendere da partner esterni, con l’obiettivo di costruire una filiera completa e, nel lungo periodo, tornare davvero competitiva.
Lip-Bu Tan scommette sulle GPU
Non è solo una questione di orgoglio industriale, ma di sopravvivenza strategica. Oggi le GPU sono il centro di gravità dell’intero settore, perché senza di loro l’intelligenza artificiale, così come la conosciamo, semplicemente non scala. Intel lo sa benissimo, e infatti uno dei segnali più chiari della direzione intrapresa è l’assunzione di un nuovo Chief Architect dedicato proprio alle GPU. Tan non ha fatto nomi sul palco, ma ormai è noto che si tratti di Eric Demers, una figura tutt’altro che secondaria. Parliamo di una persona che ha guidato lo sviluppo delle GPU Adreno in Qualcomm e che ha messo mano alle architetture grafiche di AMD. Non esattamente un profilo che accetti una sfida del genere per caso.
Il fatto stesso che Tan abbia ammesso quanto sia stato difficile convincerlo a entrare in Intel dice molto del momento storico. Il mercato dei talenti è feroce, e quando si parla di GPU e AI il baricentro è chiaramente spostato verso NVIDIA, con AMD a inseguire da posizione solida. Intel arriva da anni complicati, in cui ha perso terreno su più fronti, proprio mentre la corsa agli investimenti in infrastrutture per l’intelligenza artificiale accelerava. Una corsa che ha arricchito soprattutto chi aveva già soluzioni mature e pronte per i data center.
Eppure, negli ultimi mesi qualche segnale di risveglio c’è stato. Il titolo Intel ha avuto un andamento positivo nell’ultimo anno, anche grazie a investimenti di peso, inclusi quelli del governo statunitense e, in modo piuttosto simbolico, persino di NVIDIA. Il vero oggetto del desiderio, però, resta il business delle fonderie. È lì che Intel vuole giocarsi una parte importante del proprio futuro, anche se per ora la produzione resta in larga parte orientata alle esigenze interne.
Intel resta in partita nonostante una corsa in salita
Tan ha toccato anche un altro tema caldo, quello della crisi dei chip di memoria, legandolo direttamente all’esplosione dell’AI. L’aumento della domanda da parte dei data center continua a tenere i prezzi alti e, secondo il CEO, non ci sono segnali concreti di miglioramento prima del 2028. Una previsione che non sorprende, ma che contribuisce a dipingere uno scenario in cui la pressione resterà elevata ancora a lungo.
In mezzo a tutto questo, Intel si trova in una posizione scomoda ma interessante. Non è più il punto di riferimento indiscusso, ma nemmeno un attore marginale. La scommessa sulle GPU e sulle fonderie è rischiosa, richiede tempo, capitali e soprattutto persone giuste. L’arrivo di Demers e le parole di Tan non sono una garanzia di successo, ma indicano almeno una cosa: Intel non ha alcuna intenzione di uscire dal gioco senza combattere, anche se la partita, oggi, è tutta in salita.
