La Cina sembra voler prendere il largo nella corsa all’esplorazione robotica dello spazio, e lo fa con un obiettivo piuttosto ambizioso: mandare in orbita un robot umanoide che possa considerarsi a tutti gli effetti il primo “astronauta non umano” della storia. A lanciare l’iniziativa è la startup di Shenzhen Engine AI, che ha appena annunciato l’invio di PM01, un umanoide già noto per le sue capacità terrestri, ma ora adattato a un contesto in cui ogni dettaglio conta, dalla microgravità alle radiazioni, dalle escursioni termiche ai vuoti pressori.
Engine AI vuole mandare in orbita un robot umanoide
PM01 non è un semplice robot da laboratorio, ma una piattaforma progettata per combinare mobilità avanzata, percezione dell’ambiente e autonomia decisionale. La partnership con Interstellor, azienda attiva nel turismo spaziale e nei voli commerciali, serve proprio a rafforzare affidabilità e resistenza, così da permettere al robot di affrontare missioni complesse senza supervisione costante. Il programma, battezzato Humanoid Robot Astronaut Exploration Program, punta a testare capacità operative che un umano difficilmente potrebbe sostenere: manutenzioni esterne sulle stazioni spaziali, esplorazioni in ambienti ostili, monitoraggi prolungati.
Il vantaggio non è solo la sicurezza: secondo Engine AI, macchine come PM01 potrebbero superare limiti fisici umani, lavorando più a lungo e in condizioni estreme senza rischiare la vita di un astronauta. La piattaforma è già utilizzata sulla Terra come banco di prova, grazie a un esoscheletro in lega di alluminio che gli conferisce agilità nei movimenti e una struttura compatta che lo rende versatile. Alto 1,38 metri e pesante circa 40 chilogrammi, il robot integra sensori visivi avanzati e un’architettura di calcolo capace di gestire percezione, movimento e interazioni in tempo reale, caratteristiche fondamentali per operare in ambienti tanto complessi come quelli orbitanti.
Tra AI e turismo spaziale, la Cina non si ferma
Il progetto non si limita però all’esplorazione scientifica. Interstellor guarda già al turismo spaziale, con una roadmap che prevede voli suborbitali per offrire esperienze in assenza di gravità entro il 2028, e missioni orbitali più articolate nei primi anni Trenta. In questo senso, PM01 potrebbe diventare sia un precursore operativo sia un simbolo di come i robot umanoidi possano trasformare il modo in cui pensiamo allo spazio, aprendo nuove possibilità per scienza, manutenzione e intrattenimento, senza costringere l’essere umano a spingersi oltre limiti fisici e rischi potenzialmente letali.
Con PM01, Engine AI mostra che la sfida non è solo tecnica, ma anche concettuale: l’idea di astronauta sta cambiando, e per la prima volta non è più necessariamente umano.
