La situazione degli autovelox in Italia è ben lontana dall’essere sotto controllo. Secondo i dati diffusi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, su circa 11.000 dispositivi di rilevazione della velocità presenti sul territorio nazionale, meno di 1.000 risultano conformi ai requisiti di omologazione. In altre parole, meno del 10% degli autovelox attualmente installati sarebbe pienamente in regola. Numeri che certificano una situazione di profondo disordine e che rischiano di avere conseguenze molto concrete, sia per gli enti locali sia per gli automobilisti.
Censimento incompleto e dispositivi fuori norma
Il caos nasce dal censimento avviato dal Ministero, che ha evidenziato come solo 3.800 autovelox siano stati effettivamente registrati sulla piattaforma ministeriale creata appositamente per mappare questi strumenti. Tra quelli censiti, però, appena un migliaio rispetta i criteri di omologazione previsti dalla normativa. Il decreto sugli autovelox, già trasmesso al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per la successiva notifica a Bruxelles, dovrebbe finalmente chiarire i requisiti tecnici e procedurali. Ma nel frattempo, il vuoto normativo continua a produrre effetti a catena.
Codacons: “Rischio spegnimento e valanga di ricorsi”
Sull’argomento è tornato a intervenire il Codacons, che da tempo denuncia l’utilizzo di dispositivi non conformi. Secondo l’associazione, i dati ufficiali del Ministero confermano pienamente le criticità già sollevate negli ultimi anni. Il punto è semplice: i Comuni che non hanno fornito i dati al Ministero non possono più utilizzare gli autovelox, mentre quelli che hanno dichiarato apparecchi non omologati si espongono all’annullamento delle sanzioni in caso di ricorso. Un meccanismo che apre la strada a una vera e propria valanga di contestazioni legali.
Secondo il Codacons, il danno è triplice. Da un lato c’è la sicurezza stradale, che dovrebbe essere l’obiettivo primario di questi strumenti e che rischia di essere compromessa dallo spegnimento o dall’uso disordinato dei dispositivi. Dall’altro ci sono gli automobilisti, multati da apparecchi potenzialmente non a norma. Infine, le casse dei Comuni, che si trovano a dover affrontare costi legali e rimborsi legati ai ricorsi accolti. A pesare su questo scenario, secondo l’associazione dei consumatori, sono anche i ritardi nell’adozione del decreto definitivo sull’omologazione, atteso da tempo e considerato fondamentale per riportare ordine nella gestione degli autovelox in Italia.
