Una tassa che si scopre solo alla fine, quando il pacco è già in viaggio o sta per arrivare a casa. È questo lo scenario che preoccupa Codacons dopo le indiscrezioni su un possibile nuovo sovraprezzo applicato ai pacchi provenienti da Paesi extra UE con valore inferiore ai 150 euro. Secondo l’associazione dei consumatori, la misura non solo rischia di pesare direttamente sulle famiglie, ma potrebbe anche sollevare seri problemi di legittimità.
Il punto centrale è semplice: si tratterebbe di un costo fisso applicato a prescindere dal valore reale della merce acquistata. Che si tratti di un oggetto da pochi euro o di un prodotto vicino alla soglia dei 150 euro, l’importo aggiuntivo sarebbe lo stesso. Una logica che, secondo Codacons, rompe il principio di proporzionalità e finisce per penalizzare soprattutto gli acquisti di piccolo valore.
Dubbi giuridici e impatto reale
Per l’associazione, il rischio è che questa tassa si trasformi in una sorta di imposta mascherata, introdotta senza un chiaro legame con un servizio effettivamente reso al consumatore. I controlli doganali, che vengono indicati come giustificazione del provvedimento, esistono già e sono parte integrante del sistema di importazione. Caricare un costo aggiuntivo sugli utenti finali potrebbe quindi risultare difficile da giustificare sul piano normativo.
C’è poi un aspetto pratico che preoccupa non poco: la scarsa trasparenza. Se il costo emergesse solo in fase di consegna o di fatturazione finale, molti consumatori si troverebbero a pagare più del previsto, senza la possibilità di valutare alternative o rinunciare all’acquisto in tempo utile.
Effetti sul commercio online
Il provvedimento rischia inoltre di incidere sull’intero ecosistema dell’e-commerce, che negli ultimi anni si è basato proprio sulla convenienza degli acquisti transfrontalieri di basso importo. Un costo fisso potrebbe ridurre drasticamente l’attrattiva di queste operazioni, con effetti a catena su volumi di vendita, spedizioni e fiducia dei clienti.
Secondo Codacons, a pagare il prezzo più alto sarebbero soprattutto i consumatori con minore capacità di spesa, che utilizzano le piattaforme internazionali per accedere a prodotti a costi più contenuti. In questo contesto, la tassa finirebbe per avere un impatto regressivo, colpendo di più chi spende meno.
La posizione dell’associazione è chiara: prima di introdurre nuove voci di costo, servono regole chiare, proporzionate e trasparenti. In caso contrario, la strada dei ricorsi appare tutt’altro che remota. E la tassa sui pacchi sotto i 150 euro rischia di trasformarsi in un boomerang, più giuridico che economico.
