Quando si parla di armi nucleari, l’attenzione si concentra quasi sempre sulla minaccia futura. Dunque, su ciò che potrebbe accadere se si decidesse di usarle. Molto più raramente ci si sofferma, invece, su quello che è già successo, e soprattutto su ciò che continua a succedere. Perché i test nucleari non sono una parentesi chiusa della Guerra Fredda. Sono una lunga scia che attraversa più di settant’anni di storia e che ancora oggi si riflette nella salute di milioni di persone. Un recente rapporto di Norwegian People’s Aid, anticipato all’Agence France-Presse, prova a quantificare tale impatto. Nel dettaglio, si parla di circa quattro milioni di morti premature. Le quali sono legate a tumori e ad altre patologie riconducibili alle esplosioni nucleari avvenute tra il 1945 e il 2017. Un numero che racconta l’ampiezza di una crisi sanitaria spesso trascurata.
La crisi sanitaria dovuta ai test nucleari: ecco i dettagli emersi
In quel periodo, più di 2.400 ordigni nucleari sono stati detonati. Ciò è avvenuto in zone lontane, dove vivevano comunità che non avevano possibilità di opporsi. Ancora oggi, in molti di quei territori, le persone convivono con terreni contaminati, acqua insicura e un’incidenza anomala di malattie croniche. La Polinesia francese è uno degli esempi più citati. I test venivano presentati come un’occasione di lavoro e sviluppo, una promessa di progresso che, nella pratica, ha significato esposizione a radiazioni pericolose e conseguenze sanitarie emerse solo anni dopo. In altri luoghi, come il Kiribati o alcune aree dell’Algeria, il problema è aggravato dal fatto che molti documenti restano ancora secretati. Rendendo difficile persino ricostruire con precisione cosa sia accaduto e quali siano stati i livelli reali di contaminazione.
Tra i test più emblematici c’è Castle Romeo, parte dell’Operazione Castle condotta dagli USA nel 1954 nell’atollo di Bikini. È il simbolo di un’epoca in cui gli effetti delle radiazioni sull’organismo umano venivano sottovalutati, se non ignorati. Oggi è noto che anche esposizioni basse alle radiazioni ionizzanti possono causare danni al DNA. Aumentando il rischio di cancro, problemi cardiovascolari e alterazioni genetiche.
