Di recente, si sta parlando molto di Clawdbot, l’assistente AI che sta facendo impazzire la rete per la sua capacità di fare molto più che rispondere a domande. Tale bot, infatti, sembra in grado di agire davvero. La sua evoluzione è già stata abbastanza turbolenta: prima si chiamava Moltbot, poi, per questioni di copyright, è diventato OpenClaw. E nonostante i cambi di nome, il concetto è rimasto lo stesso: un assistente open-source, gratuito e incredibilmente potente. Può ricordare qualsiasi cosa riguardi l’utente, tenere sotto controllo le email e avvisare quando arriva qualcosa di importante, gestire calendari, filtrare chiamate, persino organizzare attività. In pratica, si insinua nelle app e diventa un piccolo braccio destro digitale. Non sorprende quindi che tra gli utenti ci sia entusiasmo, ma anche un certo nervosismo. Persino esperti di sicurezza come Heather Adkins, vicepresidente di Google Cloud, hanno messo in guardia: non tutti gli assistenti AI sono sicuri, e OpenClaw in particolare solleva qualche dubbio.
Dubbi sulla sicurezza di OpenClaw: ecco di cosa si tratta
Il punto delicato sta proprio nelle autorizzazioni che il bot richiede per funzionare. Per gestire email, messaggi e altre attività, deve avere accesso agli account e alle credenziali dell’utente. Ciò significa affidare a un software tutte le chiavi delle app di messaggistica, dei numeri di telefono, persino dei conti bancari. Tecnicamente i dati restano sul computer dell’utente, ma spesso senza protezioni aggiuntive. Ciò significa che se il computer dovesse venire infettato da un virus, tutte le informazioni custodite da OpenClaw diventerebbero vulnerabili.
Insomma, OpenClaw è affascinante e funziona davvero, ma la sua potenza porta con sé dei rischi concreti. Non è solo una questione di bug o malfunzionamenti: si tratta di fidarsi di un assistente AI che ha accesso praticamente a tutto ciò che si fa online. Per chi è curioso e sa come proteggersi, può valere la pena sperimentarlo, ma per tutti gli altri, forse è meglio aspettare che la tecnologia maturi un po’.
