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Missioni spaziali: questa tecnologia potrebbe rivoluzionarle

Le missioni spaziali del futuro potrebbero basarsi sulla tecnologia dei Triboelectric Nanogenerators per produrre energia elettrica

scritto da Eduardo Bleve 01/02/2026 0 commenti 1 Minuti lettura
stazione spaziale internazionale orig
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Un elemento fondamentale per quanto riguarda la ricerca aerospaziale riguarda le possibili fonti di energia utilizzabili nello spazio per alimentare la strumentazione e in generale tutti i sistemi indispensabili alla missione stessa, l’occhio dei ricercatori ovviamente è concentrato sul nucleare ma non vengono scartate nemmeno potenziali ipotesi alternative, all’interno di questo contesto subentrano quelli che vengono definiti come Triboelectric Nanogenerators, noti come TENG, probabilmente nessuno di voi ne ha sentito parlare precedentemente e sicuramente si tratta di strumenti poco conosciuti, in termini pratici però sono dei dispositivi in grado di trasformare il movimento meccanico in energia elettrica.

Nello specifico di recente, sono diventati oggetto di interesse grazie al lavoro di un gruppo internazionale di ricercatori che arrivano direttamente dalla Luleå University of Technology, dalla Khalifa University e dalla University of Cambridge, questi ultimi hanno analizzato attentamente le potenzialità di questa tecnologia proprio in chiave esplorazione spaziale.

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Versatili e probabilmente utili

I dispositivi in questione sono dei generatori ultra leggeri, stampabili e pieghevoli, questi ultimi per produrre energie elettrica sfruttano l’attrito e il contatto tra vari materiali, in parole povere può essere utile qualsiasi tipo di vibrazione, un esempio può essere quello del vento su Marte o addirittura gli stessi movimenti di un’astronauta quando quest’ultimo si sposta, tutto ciò può produrre vibrazioni che possono essere convertite in corrente elettrica.

Secondo i ricercatori, tutto ciò ovviamente non andrebbe a risolvere il problema dell’energia elettrica nello spazio, ma potrebbe di fatto ridurre drasticamente la dipendenza dalle batterie e dagli accumulatori dal momento che si potrebbe sfruttare in modo efficace qualsiasi tipo di movimento, evitando che l’energia contenuta al suo interno venga semplicemente dissipata in calore.

Secondo i ricercatori, questa tecnologia vanterebbe delle caratteristiche che le altre non sono in grado di offrire, le batterie ad esempio risentono fortemente delle oscillazioni di temperatura che normalmente sono presenti nello spazio mentre le tecnologie nucleari sono poco affidabili, al contrario invece i TENG possono essere realizzati con materiali flessibili come il PTFE o il grafene, i quali offrono caratteristiche di resistenza a radiazioni intense o temperature superiori ai 260°.

Il grande paradosso vantaggioso è che addirittura l’ambiente spaziale, assolutamente inospitale per tantissime tecnologie, per questa particolare tipologia può rappresentare un elemento in grado di migliorarne le prestazioni, un esempio sono i raggi ultravioletti normalmente presenti nello spazio profondo che possono aumentare la densità di carica addirittura di 157 volte, rendendo queste radiazioni addirittura un formidabile alleato.

energiascienzaspazio
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Eduardo Bleve
Eduardo Bleve

Studente di medicina e da sempre appassionato di tecnologia, musica e curiosità scientifiche.

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