Negli ultimi mesi Meta è finita sotto l’occhio attento dell’antitrust che in ultimo la obbligata a rivedere le proprie politiche per quanto riguarda le integrazioni di intelligenze artificiali di terze parti all’interno di WhatsApp, questa revisione ha portato ad un nullaosta in favore dell’Italia dal momento che adesso i numeri registrati su WhatsApp con prefisso Italiano potranno utilizzare chatbot di terze parti senza problemi, un cambio che però a quanto pare non è passato totalmente inosservato e sta portando degli strascichi decisamente gravosi.
Di recente infatti l’azienda ha annunciato che inizierà ad addebitare agli sviluppatori un costo prefissato per ogni risposta generata per l’appunto dai bot automatici, una scelta che arriva proprio dopo l’entrata in vigore della nuova politica descritta sopra.
Di conseguenza, a partire dal 16 febbraio l’azienda applicherà un prezzo per quelle che essa stessa definisce risposte non template, parliamo di 0,0691 $ ovvero 0,0572 € per ogni singolo messaggio, una cifra che al dettaglio potrebbe sembrare anche irrisoria ma che moltiplicata per migliaia di richieste quotidiane da parte di migliaia o addirittura milioni di utenti potrebbe arrivare a costi assolutamente significativi.
Una decisione a sorpresa
All’inizio del mese Meta aveva comunicato il via in favore dell’Italia senza introdurre nessun dettaglio per quanto riguarda per l’appunto questa fatturazione, i chatbot erano tornati operativi senza problemi e non traspariva nessuna area di cambiamento, ora invece la monetizzazione è diventata assolutamente esplicita, WhatsApp infatti prevede tariffe per le aziende che utilizzano le business API con messaggi predefiniti e le nuove tariffe si applicheranno per l’appunto anche alle risposte dinamiche dei Chatbot AI, dunque tutte quelle interazioni potenziate dall’intelligenza artificiale.
Si tratta dunque di una decisione che fa seguito ai numerosi blocchi posti dalle autorità garanti della concorrenza contro l’azienda, tutto arriva per l’appunto da una tensione regolatoria emersa dai vari controlli effettuati sulla società, l’azienda infatti ha dovuto confrontarsi con numerosi blocchi preliminari che in alcuni casi non hanno avuto esiti pratici i mentre in altri hanno comportato degli obblighi a Meta.
