Per molto tempo la Nebulosa Anello è stata una vecchia conoscenza dell’astronomia. Dal 1779 a oggi è stata osservata con ogni tipo di telescopio. Eppure, proprio quando sembrava non poter più sorprendere, ha deciso di farlo. Eppure, nel centro della nebulosa, dove ci si aspettava una struttura semplice, è emerso qualcosa che nessuno aveva previsto. Si tratta di una barra sottile, allungata e luminosa, composta quasi interamente da ferro ionizzato. Non una macchia vaga o una distribuzione irregolare, ma una struttura ben definita, netta, che sembra attraversare il centro come un segno tracciato con precisione. Le dimensioni, poi, sono tutt’altro che trascurabili. Tale barra si estende per una distanza pari a circa cinquecento volte l’orbita di Plutone e contiene una quantità di ferro paragonabile alla massa di Marte. Numeri che fanno subito capire che non si tratta di un dettaglio secondario.
Nebulosa Anello: ecco i dettagli dell’inaspettata scoperta
A rendere possibile la scoperta è stato WEAVE, un nuovo strumento installato sul William Herschel Telescope, alle Isole Canarie. La sua forza sta nella capacità di osservare l’intera nebulosa in un’unica ripresa e di scomporre la luce in spettri completi. Permettendo così di mappare la distribuzione degli elementi chimici punto per punto. Quando i ricercatori hanno iniziato ad analizzare tali mappe, il ferro ha attirato l’attenzione. Quella striscia centrale compariva solo lì, assente in tutte le immagini dedicate agli altri elementi.
Il problema è che, per quanto sappiamo sulle nebulose planetarie, una struttura del genere non dovrebbe esserci. Tali oggetti nascono quando stelle simili al Sole espellono i loro strati esterni negli ultimi stadi della loro vita, ma i modelli attuali faticano a spiegare una concentrazione di ferro così elevata e così ordinata. Da dove arriva, quindi, tutto quel materiale? Una possibilità è che stiamo osservando una fase finora sconosciuta della morte della stella, un passaggio breve, ma intenso che lascia una firma chimica ben precisa. Un’ipotesi ancora più affascinante suggerisce invece che il ferro possa essere ciò che resta di un pianeta roccioso che si è avvicinato troppo alla stella, venendo distrutto e trasformato in una nube incandescente.
Per ora, però, mancano ancora diversi pezzi del puzzle. Non è chiaro se nella barra siano presenti anche altri elementi, né quanto il ferro sia realmente isolato rispetto al resto della nebulosa. Serviranno osservazioni più dettagliate per capire se si sta guardando un caso unico o l’indizio di un processo più comune di quanto si pensasse.
