Per anni WhatsApp è rimasta uno spazio relativamente protetto nel mondo dei social, lontana da banner invasivi e contenuti sponsorizzati. Ora però il vento sta cambiando. Meta ha deciso di portare anche sulla piattaforma di messaggistica un modello già sperimentato altrove, che combina inserzioni pubblicitarie e una nuova formula a pagamento per chi preferisce navigare senza distrazioni. Le prime tracce di questa novità sono emerse nelle versioni di test dell’app e indicano un cambiamento strutturale, non un semplice esperimento temporaneo.
Gli annunci non compariranno all’interno delle chat private, che resteranno protette e senza interruzioni. La pubblicità sarà invece concentrata in aree più “pubbliche” come Stati e Canali, ovvero gli spazi dedicati ai contenuti informativi, agli aggiornamenti e ai broadcast. In questo modo WhatsApp cerca di mantenere intatta l’esperienza di messaggistica diretta, spostando la monetizzazione su sezioni che già oggi assomigliano sempre di più a un feed social.
Questa scelta nasce anche da esigenze normative. In Europa e nel Regno Unito le regole sulla privacy impongono maggiore trasparenza sull’uso dei dati personali. Per questo Meta sta adottando un sistema che offre due strade. Ovvero accettare la personalizzazione pubblicitaria oppure sottoscrivere un abbonamento mensile per eliminarla.
Quanto costa WhatsApp senza annunci e perché Meta punta sul modello “Pay or Consent”
Secondo le prime informazioni, l’abbonamento per rimuovere la pubblicità potrebbe attestarsi intorno ai 4 euro al mese. Si tratta di una cifra indicativa, che potrebbe subire variazioni o essere inserita in pacchetti combinati con altri servizi del gruppo, come Facebook e Instagram. Il pagamento avverrebbe tramite gli store ufficiali delle app, rendendo l’attivazione rapida e reversibile, con la possibilità di tornare alla versione gratuita in pochi minuti.
Per Meta questa mossa ha un valore strategico. Da un lato permette di continuare a offrire WhatsApp gratuitamente a milioni di persone, sostenendo i costi attraverso la pubblicità. Dall’altro apre una nuova fonte di entrate dirette, attirando quella fascia di utenti disposta a pagare pur di avere un’interfaccia pulita e meno tracciamento pubblicitario.
La reazione degli utenti sarà decisiva. Alcuni vedranno l’abbonamento come una tutela della propria esperienza digitale, altri lo considereranno un passo verso la “snaturazione” di un servizio nato semplice e senza fronzoli. Di certo, questa scelta segna un punto di svolta. WhatsApp non è più solo un’app di messaggistica, ma un ecosistema che integra contenuti, informazione e ora anche un vero modello economico a doppio binario.
