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AI assorbe la RAM e i dispositivi comuni restano scoperti

scritto da Margherita Zichella 23/01/2026 0 commenti 2 Minuti lettura
La crescente domanda di RAM per AI rischia di ridurre disponibilità e aumentare i prezzi di smartphone, PC e altri dispositivi.
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20 Negli ultimi mesi si parla spesso di carenza di memoria, ma il punto è che potremmo essere solo all’inizio di una storia molto più ampia e, per certi versi, più scomoda. Mentre l’attenzione è tutta puntata sull’intelligenza artificiale e sulla sua crescita apparentemente inarrestabile, c’è un effetto collaterale che rischia di passare sotto traccia fino a quando non diventa impossibile ignorarlo: la memoria RAM sta diventando una risorsa sempre più contesa, e non è detto che a vincere questa corsa siano i prodotti che abbiamo in tasca o in casa.

La crisi della RAM rischia di colpire smartphone e PC

Le stime che circolano per il 2026 parlano chiaro e fanno anche un certo effetto. Circa il 70% della memoria prodotta a livello globale sarebbe destinata ai data center. Una percentuale enorme, che racconta meglio di mille slogan dove si sta spostando davvero il baricentro dell’industria tecnologica. Servirà RAM per addestrare modelli, far girare servizi cloud, sostenere piattaforme AI che ormai utilizziamo quotidianamente, spesso senza nemmeno rendercene conto. Il problema è che, mentre quel mondo cresce e si espande, tutto il resto rischia di restare a guardare. Il Wall Street Journal ha già iniziato a descrivere uno scenario che non riguarda solo PC e smartphone, ma potrebbe allargarsi rapidamente a settori molto più concreti. Auto, televisori, elettrodomestici e dispositivi di uso quotidiano dipendono da componenti che diamo per scontati, ma che improvvisamente potrebbero diventare difficili da reperire. Il parallelo con il periodo pandemico non è così azzardato: basta un collo di bottiglia su un singolo componente per rallentare o bloccare intere catene produttive. C’è poi un aspetto quasi paradossale. Molti di questi prodotti utilizzano memorie considerate “vecchie” dal punto di vista tecnologico, chip che non fanno notizia e non brillano nei benchmark. Eppure sono proprio loro a essere sacrificati per primi, perché negli ultimi anni diversi produttori hanno ridotto o chiuso le linee dedicate alle memorie legacy, preferendo concentrare investimenti e capacità produttiva sulle soluzioni più avanzate, quelle richieste a gran voce dai giganti dei data center. Il risultato è che oggi, per assicurarsi una fornitura stabile, bisogna muoversi con anni di anticipo, al punto che una parte della capacità prevista per il 2028 risulta già prenotata.

La guerra della RAM: chi vincerà tra AI e dispositivi quotidiani

Le conseguenze per i consumatori rischiano di essere tutt’altro che indolori. Se la RAM diventa più cara e più rara, il prezzo finale dei dispositivi inevitabilmente sale. In alcuni casi si parla già di una componente che può arrivare a pesare fino al 10% del costo complessivo di un prodotto, con percentuali ancora più alte nel mondo degli smartphone. Tradotto: rincari difficili da assorbire e, in certi casi, anche ritardi o rinvii nel lancio di nuovi modelli. Secondo IDC, il 2026 potrebbe segnare una frenata vera e propria, con vendite di smartphone in calo e un mercato PC ancora più sotto pressione. Alla base di tutto c’è una riallocazione strutturale della capacità produttiva verso l’AI, un processo che coinvolge l’intera filiera e che sembra destinato a durare. I data center continueranno a crescere, ma il conto potrebbe arrivare sotto forma di prezzi più alti, meno scelta e maggiore incertezza per molti dispositivi che oggi consideriamo banali. Ed è proprio questo il punto più delicato: l’AI corre, ma il rischio è che a pagare il prezzo siano un po’ tutti gli altri.

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Margherita Zichella
Margherita Zichella

Nata a Roma l'11 aprile del 1983, diplomata in arte e da sempre in bilico tra comunicazione scritta e visiva.

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