Il tetto solare di Tesla doveva cambiare per sempre il modo in cui pensiamo all’energia domestica. Dieci anni dopo il lancio di Solar Roof, quella promessa si è trasformata in uno dei casi più emblematici di ambizione tecnologica finita male. L’idea era affascinante: tegole in vetro temperato, praticamente invisibili, capaci di generare energia senza alterare l’estetica di una casa. Elon Musk nel 2016 parlava di installarne 1.000 a settimana entro la fine del 2019. La realtà? Ne sono stati installati circa 3.000 in totale. E ora l’azienda ha deciso di cambiare completamente rotta, tornando a fare quello che fanno tutti gli altri: produrre pannelli solari tradizionali da montare sui tetti già esistenti.
Il problema non erano tanto le tegole in sé, quanto tutto ciò che ci stava attorno. Un tetto convenzionale si monta in un paio di giorni. Solar Roof richiedeva settimane di lavoro e manodopera ultraspecializzata. Ogni tetto era composto da centinaia, a volte migliaia, di piccole tegole individuali, ognuna con le proprie connessioni elettriche, tutte esposte alle condizioni atmosferiche. Bastava un singolo guasto per mandare fuori uso un’intera sezione. E i costi di installazione erano semplicemente fuori scala. Circa 95.000 euro prima degli incentivi, quando un impianto solare tradizionale su tetto costava circa 45.000 euro in meno. I tempi di ammortamento? Dai 15 ai 25 anni, contro i 7 o 12 dei pannelli convenzionali. In una causa intentata da diversi clienti è emerso che in alcuni casi il prezzo dell’installazione oscillava tra i 65.000 e i 130.000 euro.
C’erano poi ostacoli strutturali di ogni tipo. Le geometrie diverse dei tetti, le ombre, le complicazioni logistiche. Tesla aveva cercato di gestire internamente tutto il processo di installazione con personale proprio, ma la scarsità di manodopera qualificata è diventata un collo di bottiglia che ha rallentato le consegne in modo drammatico. Il tetto solare era un prodotto bellissimo sulla carta, ma quasi impossibile da portare su larga scala.
Tesla Solar Roof: la svolta verso i pannelli tradizionali e le nuove promesse di Musk
A inizio 2026, Tesla ha lanciato il suo nuovo pannello solare, il TSP-420, basato su un sistema di ottimizzazione a 18 zone energetiche. Tra le altre cose, questo pannello risolve un problema che affliggeva l’architettura degli inverter di Solar Roof. È una strategia molto più sensata, perché installare un pannello standard su un tetto esistente è più veloce, più economico e molto meno soggetto a imprevisti rispetto alla proposta originale. Fa un certo effetto notare che a Tesla il business della generazione di energia non abbia funzionato, mentre quello dello stoccaggio con i Powerwall continui ad andare bene.
Ma Musk non sarebbe Musk senza promesse colossali. Alla conferenza di Davos ha annunciato che Tesla punta a creare 100 GW all’anno di capacità produttiva di pannelli solari negli Stati Uniti. Per raggiungere questo obiettivo, l’azienda prevede l’acquisto di pannelli solari e celle per un valore di circa 2,6 miliardi di euro dalla cinese Suzhou Maxwell Technologies. Numeri impressionanti, ma forse troppo.
Le installazioni solari complessive negli Stati Uniti nel 2023 hanno raggiunto i 32 GW. Musk vorrebbe arrivare a 100 GW entro la fine del 2028. In pratica, dovrebbe triplicare la capacità totale installata di tre anni fa, e farlo a un ritmo forsennato senza intoppi. Una sfida che ricorda un po’ troppo da vicino le promesse fatte dallo stesso Musk nel 2016, quando assicurava che il suo tetto solare sarebbe costato meno di un tetto convenzionale con pannelli tradizionali, e che la Gigafactory solare di SolarCity avrebbe prodotto 10 GW all’anno. Nessuna di quelle due promesse si è mai concretizzata.
