Negli ultimi giorni è esplosa la voce – o meglio, la leggenda – del cosiddetto Trump Phone, il telefono “presidenziale” che avrebbe già accumulato 600.000 preordini. Una cifra che, se fosse vera, significherebbe 60 milioni di dollari già incassati grazie alla cauzione di 100 dollari richiesta per ogni ordine. Eppure, come spesso accade quando politica, marketing e social media si intrecciano, la realtà sembra decisamente più sfumata. Non è stato consegnato nemmeno un dispositivo, e soprattutto non esiste alcuna dichiarazione ufficiale o fonte affidabile che confermi numeri simili. Tutto ciò che circola arriva da account anonimi, bot e chatbot sui social, che però citano testate autorevoli come Associated Press, Fortune o NPR senza che queste abbiano mai pubblicato alcun dato reale sui preordini. La conferma diretta da AP è stata chiara: numeri simili non esistono nei loro articoli.
Quando satira e AI creano notizie false credibili online
Questo fenomeno racconta più di altro come la disinformazione si propaghi velocemente ai tempi dell’AI e dei social network. Secondo le indagini di The Verge, tutto sarebbe partito da un account satirico, presumibilmente britannico, che ha lanciato il numero dei preordini. Da lì il messaggio è stato ripreso, amplificato, arrotondato e infine “certificato” indirettamente dai motori di intelligenza artificiale, fino a diventare un dato accettato da testate e commentatori politici, oltre che da milioni di utenti online. Il ciclo di conferma di cui oggi siamo testimoni è talmente veloce da far sembrare veritiera qualsiasi cifra, anche quando non c’è nulla a supportarla.
Il tempismo della vicenda è particolarmente curioso. La diffusione della cosiddetta notizia coincide con un’iniziativa della senatrice Democratica Elizabeth Warren, che insieme ad altri colleghi ha inviato una lettera aperta alla FTC chiedendo un’indagine su presunte pratiche pubblicitarie ingannevoli legate al dispositivo. Le immagini del Trump Phone diffuse finora mostrano un rendering piuttosto grossolano, che in alcuni casi ha ancora il marchio del produttore delle custodie, spacciato come dispositivo ufficiale. Considerando che la presidente della FTC è il repubblicano Andrew N. Ferguson, noto sostenitore di Trump, le possibilità che la lettera porti a un’azione concreta sembrano, almeno per ora, scarse.
In tutto questo, il Trump Phone diventa meno un prodotto tecnologico e più un esempio lampante di come notizie false, satira e strumenti di intelligenza artificiale possano fondersi in pochi minuti, generando numeri e statistiche fasulle che circolano come verità. Non è solo una storia politica: è un caso studio su come la percezione e la realtà possano separarsi in un mondo iperconnesso, e su quanto sia facile per un messaggio, una cifra o un dato inventato, diventare virale senza alcun controllo.
