Quando si parla di auto elettriche, si tende a concentrarsi quasi esclusivamente sul presente: vendite, incentivi, nuovi modelli. La Cina, invece, sta ragionando già sul “dopo”. Ciò soprattutto su cosa accadrà al suo componente più prezioso e delicato: la batteria. È qui che Pechino sta costruendo una parte importante del proprio vantaggio strategico. A tal proposito, dal 1 aprile 2026, il quadro normativo cambierà, con standard molto più stringenti per la gestione delle batterie esauste. Il tutto con l’obiettivo di smettere di considerarle un problema e iniziare a trattarle come una risorsa da controllare. Il cuore di tale sistema sarà una piattaforma digitale nazionale, sviluppata sotto la supervisione del Ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’Informazione. Quest’ultima è pensata per tracciare l’intera vita delle batterie. Produzione, vendita, utilizzo, riparazione, dismissione e riciclo diventeranno passaggi collegati tra loro e monitorati in tempo reale.
Nuova normativa per la gestione delle batterie delle auto elettriche
Tale scelta non nasce dal nulla. Il settore è cresciuto a una velocità impressionante, ma le infrastrutture dedicate al fine vita delle batterie non sempre hanno tenuto lo stesso ritmo. Mancano impianti adeguati, i costi di smontaggio sono ancora elevati e i rischi legati alla sicurezza non possono più essere ignorati. Le stime parlano chiaro: entro il 2030 il volume delle batterie dismesse potrebbe arrivare a circa un milione di tonnellate. Una cifra che, da sola, basta a spiegare perché la Cina ha deciso di muoversi.
C’è poi un cambio di prospettiva che riguarda direttamente i produttori. Le nuove regole li spingeranno a ripensare il design delle batterie fin dalle prime fasi di progettazione. Non solo prestazioni e autonomia, ma anche facilità di smontaggio, sostituzione e riciclo.
I segnali, in realtà, sono già positivi. Alcuni progetti pilota avviati negli ultimi anni hanno dimostrato che il recupero dei materiali critici può raggiungere livelli altissimi. Ovvero superiori al 99% per nichel, cobalto e manganese, e oltre il 96% per il litio. In tale contesto si inserisce Brunp Recycling, controllata da CATL, che oggi gestisce una parte enorme delle batterie dismesse in Cina.
