Il nome di Nintendo è tornato a circolare con una certa insistenza, ma non per un nuovo annuncio. Al centro della discussione c’è il netto crollo del valore delle azioni dell’azienda sulla Borsa giapponese. In appena cinque mesi, Nintendo ha perso circa il 33% della sua capitalizzazione. Passando dai 14.795 yen per azione registrati ad agosto ai 9.950 yen dello scorso 13 gennaio. Tale tonfo arriva con il debutto di Switch 2, lanciata lo scorso giugno. Dopo l’entusiasmo iniziale, però, il periodo natalizio non sembra aver restituito i numeri travolgenti che molti analisti davano quasi per scontati. Eppure, secondo diverse voci del settore, il problema non sarebbe legato alle vendite della nuova console, quanto a uno scenario più profondo che coinvolge l’intera azienda.
Nintendo: cosa c’è dietro il crollo delle azioni
A provare a fare chiarezza è stato il giornalista giapponese Tane Kiyoshi. Quest’ultimo, in un articolo pubblicato su Yahoo! Japan, ha indicato nella crisi dei chip uno dei principali fattori dietro la diffidenza degli investitori. Nintendo, a quanto pare, disporrebbe di scorte limitate di memorie. In un mercato sempre più instabile, tale situazione renderebbe l’azienda vulnerabile alle oscillazioni dei prezzi e alle difficoltà di approvvigionamento.
In tale contesto, un aumento dei costi potrebbe tradursi in un ritocco verso l’alto del prezzo di Switch 2, già considerato elevato da una parte del pubblico. Oppure in una riduzione dei margini di guadagno. Entrambe le opzioni rappresentano un rischio concreto per Nintendo che non può contare su settori paralleli in grado di compensare eventuali perdite. A rendere il quadro ancora più delicato contribuiscono le parole, piuttosto caute, del presidente Shuntaro Furukawa. Interpellato sulla questione delle scorte e su un possibile aumento di prezzo della console, Furukawa ha evitato risposte dirette, limitandosi a dichiarare che l’azienda sta monitorando l’evoluzione del mercato. Non resta che attendere e scoprire come evolverà tale scenario per Nintendo.
