Un elemento che all’interno di un’informatica diamo sicuramente per scontato, ma rappresenta un dettaglio assolutamente fondamentale è quello di poter effettuare una copia di sicurezza dei propri dati, tale dinamica all’interno dell’informatica classica è assolutamente normale ma nel mondo dell’informatica quantistica diventa un dettaglio incredibilmente complesso se non impossibile, un gruppo di ricercatori canadesi però ha mostrato una possibile tecnica che consente di arginare quello che per anni ha rappresentato il più grande limite di questa tecnologia, ciò aprirebbe le strade a quello che viene definito un quantum Dropbox, il quale potrebbe archiviare informazioni quanti Stie in modo totalmente sicuro.
La ricerca
Il lavoro giunge direttamente dall’Institute for quantum Computing della university of Waterloo, il quale rappresenta un vero e proprio colosso per quanto riguarda la tecnologia quantistica, l’Università infatti ha sviluppato un particolare metodo che permette di creare delle vere e proprie copie di backup dei dati quantistici senza alterarli o distruggerli, Dinamiche che di base annienta il cosiddetto no cloning Theorem.
Prima di spiegarvi come hanno fatto, bisogna però comprendere un attimo come funzionano i computer quantistici, nello specifico questi ultimi utilizzano bit definiti come qubit, questi ultimi possono trovarsi in uno stato definito di sovrapposizione, ovvero un particolare stato di combinazione di più Stati in contemporanea, ciò di fatto permette di rappresentare una quantità di informazioni drasticamente più grande rispetto ai bit standard che possono assumere solo valori come zero e uno, in parole povere un sistema con 100 qubit potrebbe rappresentare tranquillamente due alla 100ª configurazioni diverse, queste norme densità di informazioni è altamente produttiva ma allo stesso tempo molto fragile, un eventuale copia distruggerebbe il tutto alterandone lo Stato.
Tra l’altro, questa dinamica è alla base della incredibile sicurezza delle comunicazioni quanti Stie dal momento che un eventuale intercettazione lascerebbe una traccia indelebile sul dato rendendolo tra l’altro illeggibile all’attaccante.
La tecnologia proposta dall’Università canadese sfrutta un concetto decisamente controintuitivo, i dati infatti non sono stati copiati dopo il processo di cifratura bensì durante, questo metodo sfrutta una chiave che può essere utilizzata una sola volta quando l’informazione viene cripta, durante questa fase infatti è possibile creare un numero preciso di copie cifrate dello stesso dato.
Qui scatta il colpo di genio, una volta scelta una delle copie e decifrata, la chiave scade automaticamente, ciò significa che le altre copie rimangono inutilizzabili e non violano il principio del no cloning, questo poiché non esistono mai due Stati quantistici identici e leggibili allo stesso tempo, in tal modo la fisica quantistica non viene intaccata ma viene comunque realizzato un sistema di backup utilizzabile.
