Un collettivo anonimo di artisti ha creato Operation Epic Furious: Strait to Hell, un videogioco satirico che mette nei panni di Donald Trump alle prese con la guerra in Iran. La particolarità? Vincere è letteralmente impossibile. Ed è esattamente questo il messaggio che il gioco vuole mandare.
Il progetto porta la firma di Secret Handshake, un gruppo già noto per le provocazioni artistiche rivolte all’amministrazione Trump. In passato, lo stesso collettivo aveva piazzato sul National Mall di Washington una statua dorata raffigurante Trump aggrappato a Jeffrey Epstein, in una posa che citava la celebre scena di Jack e Rose nel Titanic. Roba che non passa esattamente inosservata.
Operation Epic Furious è giocabile online, ma non solo: tre cabinati arcade perfettamente funzionanti sono stati installati presso il Memoriale nazionale della seconda guerra mondiale a Washington, dove resteranno esposti per alcuni giorni. L’annuncio è arrivato tramite un comunicato diffuso da Secret Handshake l’11 maggio. Accanto ai cabinati, una targa spiega con tono sarcastico la filosofia del gioco: “L’amministrazione Trump sa che il modo migliore per vendere una guerra è trasformarla in un videogioco, ed è per questo che continua a sfornare trailer esaltatissimi sulla guerra in Iran. Ma perché fermarsi alle clip quando si può spingere al massimo?”. Il testo prosegue promettendo “puro patriottismo pixelato” e avvertendo che “questa partita potrebbe non finire mai”.
Come funziona il gameplay di Operation Epic Furious
Lo stile grafico del gioco ricorda i classici giochi di ruolo come Chrono Trigger. Trump è il personaggio giocabile e la missione consiste nel raccogliere barili di petrolio e idee per post su Truth, il suo social, con l’obiettivo dichiarato di riaprire lo stretto di Hormuz e vincere la guerra in Iran.
Nel gioco compaiono anche figure reali dell’amministrazione statunitense, attuale e passata. Il direttore dell’Fbi Kash Patel, il segretario di stato Marco Rubio, il vicepresidente JD Vance ed Elon Musk sono tra gli alleati di Trump. Il personaggio diventa più forte combattendo contro nemici come la “studentessa iraniana” e l'”ayatollah Dei”, grazie a mosse speciali dal nome eloquente, tipo il “Mar-a-Lazer”. Però, nonostante tutto questo arsenale, i post di Trump non smuovono granché. Si crea un ciclo infinito di incarichi e minacce che alla fine non portano da nessuna parte. Operation Epic Furious è costruito apposta per non avere una via d’uscita vincente.
Si può perdere, e anche molto in fretta
Se vincere è fuori discussione, perdere invece è facilissimo. La partita inizia alla Casa Bianca, dove Trump può interagire con diversi personaggi, tra cui sua moglie Melania. E qui il gioco regala uno dei momenti più pungenti. Melania esordisce con un “NON SONO MAI STATA SUL JET DI EPSTEIN” prima ancora che qualcuno le chieda nulla, per poi domandare: “Hai già bruciato i file?”. La sequenza sembra una parodia diretta della conferenza stampa a sorpresa in cui la first lady aveva parlato degli Epstein files lo scorso aprile.
A quel punto, nei panni di Trump, è possibile rassicurare Melania e prometterle che i documenti stanno già andando in cenere, cosa che nel gioco si può effettivamente fare. L’alternativa è chiederle di tenersi per mano. Ma chi sceglie questa seconda opzione scopre che la partita finisce all’istante. Un dettaglio piccolo, feroce e perfettamente in linea con lo spirito di Operation Epic Furious.
