La lotta alla pirateria online in Francia entra in una nuova fase e questa volta coinvolge direttamente anche i servizi VPN. Con una decisione destinata a far discutere, la giustizia francese ha stabilito che alcune delle VPN più utilizzate dovranno impedire l’accesso a siti che trasmettono eventi sportivi in modo illecito. Una mossa che amplia in modo significativo il perimetro delle responsabilità attribuite agli intermediari tecnici della rete.
Il ruolo del tribunale e l’estensione dei blocchi
Il Tribunal judiciaire de Paris ha ordinato il blocco di diversi domini legati allo streaming illegale, imponendo l’intervento diretto a provider VPN molto noti come CyberGhost, ExpressVPN, NordVPN, ProtonVPN e Surfshark. L’obiettivo è ridurre uno dei principali strumenti utilizzati per aggirare i blocchi già esistenti sui siti pirata.
In precedenza, l’attenzione si era concentrata sui DNS pubblici, come quelli di Google e Cloudflare, seguendo un’impostazione simile a quella adottata in Italia. Con il tempo, però, le autorità francesi hanno individuato nelle VPN un nodo centrale nei meccanismi di elusione.
Un provvedimento dinamico per la stagione calcistica
L’ordinanza più recente, emessa il 18 dicembre, è arrivata su richiesta della Ligue de Football Professionnel e della sua divisione commerciale. Il provvedimento prevede l’oscuramento iniziale di 13 domini, ma introduce anche un sistema dinamico. Attraverso l’autorità di vigilanza ARCOM, nuovi indirizzi potranno essere aggiunti nel corso della stagione calcistica 2025/2026, nel caso emergano mirror o proxy dei siti già bloccati.
Secondo i giudici, le VPN rientrano pienamente nella categoria degli intermediari tecnici prevista dal Codice dello Sport francese, poiché facilitano il transito dei dati e permettono di superare i blocchi esistenti. Una lettura giuridica che cambia il quadro di riferimento.
Le reazioni delle VPN e i possibili effetti
La decisione non è stata accolta positivamente dai servizi coinvolti. NordVPN ha già annunciato ricorso, definendo i blocchi inefficaci e incapaci di colpire le vere radici della pirateria. L’azienda segnala il rischio di uno spostamento degli utenti verso VPN gratuite e meno controllate, con potenziali conseguenze negative sulla sicurezza e sulla tutela dei dati.
